14 ottobre 2019
Aggiornato 13:30
PDL

Matteoli: Un ministro non è un partito, serve sintesi ex Fi-An

«La logica del 70-30 è un macigno, passare a fase qualitativa»

ROMA - Realizzare una sintesi tra ex Fi e ex An, superare la logica del 70-30 che è «un macigno per lo sviluppo» del Pdl. E' quanto ha detto, in un'intervista al Quotidiano nazionale il ministro per le Infrastrutture, Altero Matteoli. A suo giudizio il Pdl «non sta male» ma bisogna «passare dalla fase quantitativa a quella qualitativa».

«Il Pdl - ha osservato - nasce dalla convergenza di due grandi partiti, protagonisti assoluti della vita politica degli ultimi diciassette anni. Due partiti che hanno sempre vinto e sempre perso insieme.

All'atto fondativo abbiamo usato un metodo, lo dico a mo' di battuta, alla Cencelli, cioè il 70 per cento agli ex di Forza Italia e il restante 30 agli ex di Alleanza nazionale. Questa fase deve finire».

Secondo Matteoli, La Russa «si deve rendere conto che questo benedetto 70-30 è un macigno per lo sviluppo del partito. Ne prenda atto e si muova. Non si può continuare così. Ci vuole un partito vero, aperto, inclusivo. Basta paralisi».

«In passato - ha sottolineato - i partiti si scontravano con altre formazioni politiche e anche al loro interno. Il confronto, aspro finché si vuole, portava a qualcosa di concreto, a quella 'sintesi' cui accennavo prima. Ora, invece, il rischio è che un ministro diventi egli stesso un partito. Quindi, per esser chiari: non voglio tornare al passato, ma che ci sia bisogno di una riorganizzazione dei partiti e che questi tornino a svolgere il ruolo di supremi mediatori tra società e Stato, mi pare difficilmente contestabile».