19 maggio 2024
Aggiornato 16:00
Federalismo

Terzo Polo attacca il Pd: Patto scellerato con la Lega

«Ricominciamo da capo, serve almeno un altro anno e mezzo»

ROMA - Un federalismo che «aumenta la spesa, fa continuare a scialacquare chi ha scialacquato finora e fa aumentare le tasse». Il Terzo polo ribadisce il suo no ai decreti attuativi del federalismo fiscale, e attacca frontalmente il Pd, che ha permesso l'approvazione del decreto sul fisco regionale in virtù di un «patto scellerato» con la Lega, nel tentativo di separare i destini di Umberto Bossi da quelli di Silvio Berlusconi. Ecco perchè Udc, Fli e Api chiedono una «pausa di riflessione» di almeno un anno, un anno e mezzo, che permetta di «ricominciare da capo», correggere le storture della riforma e «fare le cose per bene».

Il primo obiettivo della conferenza stampa di Luciano Galletti, Mario Baldassarri e Linda Lanzillotta è dunque quello di denunciare il «grande inciucio, il patto scellerato siglato sulle tasche dei contribuenti» da Pd e Lega. Patto che si muove su due piani, secondo i centristi: da un lato, il tentativo di «sganciare la Lega da Berlusconi», dall'altro il 'salvataggio' delle regioni rosse: «Con il fisco regionale si salvano solo Piemonte, Lombardia e Veneto, insieme a Toscana ed Emilia Romagna, che riusciranno a compensare i tagli». E poi c'è «la grande truffa» dei costi standard in sanità: «L'accordo Pd-Lega prevede che i costi standard, da qui al 2030, siano pari ai costi storici del 2010. Gli sprechi dell'anno scorso dunque potranno essere perpetuati per i prossimi 20 anni», con il paradosso che chi finora è stato virtuoso «si accorgerà che potrà spendere di più, e lo farà».

Il secondo obiettivo è la denuncia delle «perversioni» fiscali disegnate dalla riforma. Sulle addizionali Irpef, i centristi segnalano il rischio concreto di un raddoppio dell'imposta a partire dal 2013, «esattamente dopo le elezioni politiche», che peserà «principalmente sui tartassati, ovvero lavoratori dipendenti e pensionati». Sull'Irap, invece, si delinea una vera e propria «fiscalità di svantaggio» per i sud: secondo le elaborazioni del Terzo Polo, a parità di fatturato, costi di produzione e costi del personale, un'impresa situata in Calabria rischia di pagare fino a 5 volte di più di un'impresa situata in Lombardia.

Infine, il terzo aspetto sollevato dai centristi riguarda l'attuazione della riforma e i suoi tempi. L'esempio scelto è quello del decreto sul fisco demaniale, tra i primi ad essere approvati: il dlgs prevedeva si compissero 18 atti, ne sono stati portati a termine «solo 2». Da qui la richiesta a governo e maggioranza: «Dicano che si ricomincia da capo, si prendano anche un anno, un anno e mezzo in più ma facciamo le cose bene».