20 aprile 2021
Aggiornato 17:30
Consulta

La Corte ammette il conflitto attribuzione Senato su Mastella

I Giudici della Consulta: «Indagini al Tribunale dei ministri? Nei prossimi mesi si decide»

ROMA - Il Senato «è legittimato a sollevare un conflitto» tra poteri dello Stato nell'ambito dell'inchiesta campana che vede coinvolto l'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella, «per difendere le attribuzioni che gli spettano ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione». La Corte costituzionale, con un'ordinanza depositata oggi in cancelleria, ha spiegato i motivi per i quali ha deciso di dichiarare ammissibile il conflitto promosso nel dicembre scorso sul caso Mastella dal Senato contro i magistrati campani (gup di Napoli, procuratori di Santa Maria Capua Vetere e Napoli). Una decisione preliminare, precisano i giudici della Consulta, che lascia «impregiudicata ogni ulteriore e diversa valutazione» nel merito della questione.

SENATO - Secondo il Senato, non spettava a quei magistrati indagare sull'allora Guardasigilli «omettendo di trasmettere gli atti al Collegio per i reati ministeriali» che, secondo l'assemblea di Palazzo Madama, «costituisce il raccordo indefettibile per la regolazione dei rapporti dell'Autorità giudiziaria con le Camere» e andrebbe «investito di ogni notizia di reato concernente un ministro».

CASO RUBY - Più volte nei giorni passati la vicenda è stata assimilata a quella relativa al caso Ruby, con la richiesta da parte della maggioranza di sollevare un conflitto di attribuzioni tra la Camera e i magistrati di Milano che hanno rinviato a giudizio per la vicenda il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: non spettava a loro, è la tesi sostenuta, ma al Tribunale dei ministri valutare il caso.