Bersani: Nessuna alleanza con la Lega, la sfidiamo su riforme
Il leader del PD dopo l'intervista alla Padania: «Non serve Berlusconi per il federalismo, se lo fanno cadere ci siamo noi»
ROMA - «Nessuna alleanza. Sfidiamo la Lega sul federalismo», perchè non serve tenere in piedi Silvio Berlusconi per avere in cambio il federalismo: «E' solo un alibi, se la Lega stacca la spina al governo il Pd garantisce la discussione per portare ad esito la riforma». Pierluigi Bersani sceglie L'Eco di Bergamo per tornare sul tema del dialogo con la Lega, dopo l'intervista alla Padania che, spiega, è «una sfida alla Lega, di fronte al tramonto dei berlusconismo».
«Noi non vogliamo l'alleanza con la Lega, né tanto meno rincorrerla. Però se stacca la spina al governo Berlusconi - spiega Bersani - garantiamo di essere pronti a portare fino in fondo il federalismo. La nostra è la posizione combattiva di un partito autonomista che su questi temi non si accoda a nessuno». E Bersani ricorda tutti i punti di distanza dal Carroccio, sottolineando che «siamo partiti alternativi, con piattaforme diverse e non intendiamo fare sconti alla Lega. «Ricordo che sono stato io, negli ultimi mesi, a sollevare il tema di una Lega che dice Roma ladrona e poi vota le leggi per i quattro ladroni di Roma; io ho fatto scrivere i manifesti 'Slegati'; io ho fatto votare contro un decreto sulla fiscalità comunale che mette patrimoniali sulle piccole imprese e non c'entra niente col federalismo; io ho detto che il 17 marzo si festeggia».
Il messaggio alla Lega dunque è che «se tiene attaccata la spina al governo Berlusconi in nome del federalismo, non accettiamo questo alibi. Non vengano a raccontare che per fare il federalismo bisogna tenere su il miliardario». Per Bersani, infatti, «la Lega, che sa che i tempi di Berlusconi si accorciano, vuol portare a casa una bandiera purchessia, ma in quella bandiera, fin qui, non c'è il federalismo», mentre «Berlusconi, disinteressato ai federalismo, vuole tenere agganciata la Lega per fare approvare il processo breve e passare la nottata. Noi denunciamo questa cosa e diciamo: non c'è ragione di nascondersi dietro il federalismo se si vuole tenere in vita Berlusconi». Per Bersani «chi tiene su Berlusconi si prende una responsabilità enorme». E la Lega non può ridursi «a sostenere Palazzo Grazioli a Roma e una persona che mette in mano a una minorenne 187 mila euro in due mesi, al netto di regali e gioielli».
Al contrario «il Pd, che ha profonde radici autonomistiche, garantisce che, anche senza Berlusconi, la discussione per portare a esito il federalismo ci sarà, naturalmente nel confronto tra piattaforme diverse, ma tra partiti, pur alternativi, che hanno a cuore un assetto autonomistico». Precisa ancora Bersani: «Non sto chiedendo alleanze alla Lega. L'alleanza la chiedo a tutte le forze che oggi sono all'opposizione, su una base programmatica, per costruire una nuova Repubblica. Alla Lega dico che sul federalismo noi ci siamo. Non sono mai stato d'accordo con chi aveva la puzza sotto il naso nei suoi confronti, la riconosco come forza popolare e autonomista, però deve tornare al punto di partenza, uscire dalle sue ambiguità». Un ragionamento che per Bersani viene «capito» dall'elettorato Pd, soprattutto nel nord, che non va confuso con la posizione sull'immigrazione: «Non direi mai che decine di migliaia di elettori della Lega, a Bergamo come a Treviso, sono razzisti, né lo direi del ministro Maroni. Metto in guardia però da un certo 'localismo difensivo' e dall'idea 'ciascuno a casa sua' seminati dalla Lega, perché possono incoraggiare pulsioni anche razziste». Infine,una risposta alle polemiche sollevate dal sindaco di Firenze Matteo Renzi: «Lo dò per saputo. Se dico A, lui dice B».