18 novembre 2019
Aggiornato 02:00
Shoah

Dibattito tra storici su discontinuità tra Pio XI e Pio XII

Anna Foa e Andrea Riccardi con Vian e Mieli a presentazione libro «Vaticano, fascismo e questione razziale»

ROMA - E' dibattito tra gli storici sulla discontinuità tra Pio XI (1922-1939) e Pio XII (1939-1958) per quanto riguarda il fascismo e il razzismo. Prima di subentrare a Ratti come Papa, Pacelli fu suo Segretario di Stato, e avrebbe avuto un atteggiamento più diplomatico del suo predecessore, tanto da essere accusato dal mondo ebraico per i suoi silenzi.

A sottolineare, da ultimo, le divergenze tra i due Pontefici, è stata oggi la storia Anna Foa, che, alla presentazione del volume Vaticano, fascismo e questione razziale di Valerio de Cesaris, presso la biblioteca nazionale centrale, ha affermato: «Ci sarebbe stato da parte della Chiesa uno scarto fra la condanna, dal punto di vista dei principi, dell'antisemitismo oltre che del razzismo, e un'azione diplomatica caratterizzata da una grande prudenza, sebbene Pio XI personalmente propose una linea più audace e discusse con i suoi collaboratori, e spesa solo sul terreno della violazione del Concordato, un terreno che sembrava alla Chiesa l'unico in grado di offrire appigli giuridici a un suo intervento. Alla morte di Pio XI - ha sottolineato Anna Foa - la linea di distensione diplomatica con il Governo italiano e con la Germania avrebbe prevalso la trattativa sui matrimoni misti si sarebbe prolungata senza portare ad alcun risultato, la polemica sul razzismo si sarebbe attenuata anche negli articoli de 'L'Osservatore Romano', e Dalla Torre, pur restando al suo posto, sarebbe stato invitato dal Papa a evitare le critiche al Governo». Il libro di De Cesaris è centrato sulla figura di Giuseppe Dalla Torre, a lungo direttore del giornale vaticano.

Un altro storico, Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant'Egidio, ha voluto «attenuare» l'idea della discontinuità tra i due Pontefici, «anche perché essa è stata talmente sottolineata che attenuarla restituisce alla storiografia la giusta misura». Secondo Riccardi, «attribuire a Pacelli e agli altri collaboratori di Ratti una funzione smaccatamente di freno è una forzatura che corrisponde al mito di una contrapposizione tra il Papa e la macchina della curia. Ma la contrapposizione tra un Ratti profetico e un Pacelli realista è sbagliata. Nella macchina vaticana ognuno ha la sua funzione», ha sottolineato Riccardi menzionando il caso della denuncia della «guerra ingiusta» di Etiopia pronunciata da Pio XI a un gruppo di suore e poi - con il suo avallo - espunta nella pubblicazione ritoccata del discorso sull'Osservatore Romano. Alla tavola rotonda ha partecipato anche Giovanni Maria Vian, storico e attuale direttore del giornale vaticano. Ha coordinato l'incontro Paolo Mieli, giornalista e presidente di Rcs libri.