20 novembre 2019
Aggiornato 03:00
Diritti

Giovanardi: un «militante» gay non può stare nell'esercito

Lo ha detto a KlausCondicio: valga anche in Italia il «non chiedere non dire»

ROMA - «Concordo in pieno con le regole dell'esercito Usa. Non chiedere e non dire che sei gay. Perché se uno è omosessuale è affare suo, ma se fa apertamente coming out non è più affare suo, la sua omosessualità diventa un manifesto politico». Lo ha detto a KlausCondicio, il programma di approfondimento politico di Klaus Davi in onda su You Tube, il sottosegretario Carlo Giovanardi.

SFERA RISERVATA - «Penso che la sfera della sessualità - ha aggiunto - dovrebbe rimanere riservata, specialmente quando ci sono responsabilità legate al combattimento non capisco cosa possa aggiungere il proclamare apertamente di essere eterosessuale o omosessuale. Credo sia giusto l'ordinamento dell'esercito americano dove è severamente proibito praticare l'omosessualità. Se un ufficiale o un soldato (anche etero) hanno un rapporto tra di loro vengono immediatamente radiati dall'esercito».
«Il modello americano che funziona - ha sostenuto Giovanardi - è quello del non chiedere e non rispondere, tu non esibisci la tua cosa e io non ti chiedo nulla. Non dico che un omosessuale conclamato sia inadatto all'esercito, io dico che un omosessuale può essere ed è stato un grande politico, un grande imprenditore, un grande artista, ma questi lo sono stati per la loro intelligenza, non perché hanno mai proclamato di essere gay. Concordo con l'ordinamento americano perché credo che anche per un ufficiale italiano che cominciasse a praticare la poligamia o a tenere atteggiamenti non consoni alla divisa che indossa abbia qualche difficoltà a continuare a fare l'ufficiale. Se uno è omosessuale è affare suo, se diventa un militante di un movimento gay non è più un affare suo, diventa un manifesto politico».