28 gennaio 2020
Aggiornato 12:30
Politica

Nasce il gruppo Popolari per l'Italia di domani

In cinque lasciano l'UDC per una nuova componente nel Misto: «Casini è un berluschino...»

ROMA - Alla vigilia dell'atteso intervento del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in Aula, i deputati siciliani Saverio Romano, Calogero Mannino, Giuseppe Drago, Giuseppe Ruvolo e il campano Michele Pisacane ufficializzano il loro addio all'Udc lasciando il gruppo alla Camera per dare vita a una componente del Misto che si chiamerà 'Popolari per l'Italia di domani'.

CALUNNIE - I cinque, tuttavia, nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio, smentiscono le voci che li vorrebbero destinatari di offerte da parte del premier in cambio del loro voto favorevole domani: «Ci viene da ridere quando sentiamo queste insinuazioni che peraltro sono calunnie di fuoco amico», assicura Romano. «Non siamo interessati ad alcunché - prosegue - né ad offerte di governo, né di sottogoverno». E ribadendo che la decisione sul voto di domani la prenderanno solo dopo aver ascoltato Berlusconi, Romano garantisce: «Non voteremo mai per risolvere i problemi della maggioranza, stiamo esprimendo una posizione politica in dissenso rispetto alla linea di Casini». E il leader Udc, infatti, è il principale destinatario degli strali dei deputati dissidenti nel corso della conferenza stampa: «Ha personalizzato il partito - afferma Mannino - accanto al partito di Berlusconi, c'è quello dei berluschini».

PRIMA REPUBBLICA - «Allo stato attuale una crisi di governo sarebbe dannosa per il paese», afferma Mannino che, autodefinendosi «un residuo della Prima Repubblica», non fa mistero di rimpiangerla in molti suoi aspetti: «Un consiglio nazionale della Dc poteva durare dal giovedì alla domenica. Con tutti i limiti della Prima Repubblica, questo era vero confronto democratico. Casini invece ha portato l'Udc alla deriva del partito personale».
Al leader Udc, però, gli si rimprovera soprattutto di aver deciso di appoggiare insieme al Pd il governo Lombardo quater in Sicilia: «Confondersi con il Pd - rileva Mannino - vuol dire rinunciare alla costruzione del vero terzo polo. Ora Casini non è più credibile perché si è capito che punta anche a livello nazionale ad un'alleanza col Pd per causare una maggioranza zoppa che al Senato non abbia i numeri».
«Non trovando una sede di confronto nel partito - ha sottolineato ancora Mannino - possiamo ritenerci esclusi dall'Udc. Casini non ci ha accompagnato alla porta ma è come se fosse avvenuto. D'altronde anche in passato, ogni volta che qualcuno ha espresso dissenso, vedi Follini e D'Antoni, non ha avuto altra strada che lasciare il partito». I siciliani fanno sapere che non costituiranno subito un partito: «Per ora offriamo uno spazio di libertà - spiega Mannino - che possa diventare un punto di aggregazione futura per coloro che hanno subito la diaspora democristiana. Una diaspora che va assolutamente ricomposta».