Gheddafi a Roma già domani
«Giallo» su agenda e convegno di lunedì. I relatori cambiati all'ultimo momento. Visita segreta di 2 giorni
ROMA - Le visite in Italia del colonnello Muammar Gheddafi sono sempre avvolte dal mistero. Per questioni di sicurezza, per la riservatezza del leader libico, per una certa diffidenza di fondo del mondo arabo verso l'occidente. L'agenda del colonnello resta sempre piena di punti interrogativi: anche stavolta Gheddafi non ha deluso gli amanti della suspence, e meno di 24 ore prima la Farnesina ha diffuso una breve nota per annunciare che l'arrivo del colonnello sarà domani alle 12.30 a Ciampino, e non domenica sera come previsto da giorni.
Da sabato all'ora di pranzo fino a lunedì alle 17, il programma della visita del leader libico finora è 'top secret': passeggiate nel centro di Roma, eventi con hostess (l'agenzia Hostessweb.it, coinvolta nell'ultima visita del colonnello, fa sapere di essere stata «allertata» anche questa volta). Alcune indiscrezioni ipotizzano addirittura visite fuori dalla capitale.
Ma anche le occasioni ufficiali non sono mai garantite: perfino gli impegni presi con le alte cariche dello Stato, possono saltare, in ogni momento, come è successo nel corso dell'ultima visita a Roma con il presidente della Camera, Gianfranco Fini. E così pure i programmi dei convegni organizzati in occasione della visita del leader libico. Questa volta, è il caso della conferenza organizzata presso l'Accademia libica a Roma, per la quale in un primo momento era stato coinvolto l'Ipalmo con Gianni De Michelis, come sottolineato, nei giorni scorsi, da diversi quotidiani italiani, tra cui il Corriere della sera.
Appena due giorni fa, a Radio Radicale l'ex ministro degli Esteri raccontava che «l'ambasciata libica ha chiesto all'Ipalmo, istituto che presiedo e che si è sempre occupato dei problemi relativi ai rapporti tra l'Italia e quello che una volta chiamavamo 'Terzo mondo', di contribuire a organizzare questo convegno e ovviamente abbiamo accettato». De Michelis era entrato anche nei dettagli, indicando i nomi di alcuni possibili relatori, cioè «io stesso, il professore Del Boca, e il dottor Scaroni, amministratore delegato dell'Eni». Oggi, sul programma del convegno diffuso dall'Accademia di Libia, i nomi citati da De Michelis non figurano. Lo stesso ex ministro degli Esteri, contattato per telefono, da Londra, ha ammesso che «è successo un disguido», il convegno è stato «organizzato dai libici da soli».
Tra i relatori figura, invece, Valentino Parlato, uno dei fondatori del 'Manifesto'. Il giornalista, nato a Tripoli nel 1931, racconterà «gli anni trascorsi lì, fino al 1951, quando gli inglesi mi cacciarono perché comunista». Del convegno, però, sa «poco o nulla: mi hanno chiesto di intervenire qualche giorno fa; mi sembra tutto organizzato in maniera frettolosa. Vorranno rinsaldare l'amicizia tra Italia e Libia dopo gli accordi di Bengasi. Non so che cosa ne uscirà fuori, io ricorderò i miei trascorsi e basta. Sono un po' scettico: mi sembra solo un regalo a Berlusconi» ha aggiunto Parlato.