8 aprile 2020
Aggiornato 16:00
«Basta a logiche di campanile»

Bagnasco: servono nuovi politici cattolici

Poi apre al federalismo «solidale». Il capo dei vescovi italiani: non è una ricetta magica, ma più si è vicini alla realtà e più si è efficienti e oculati

CITTÀ DEL VATICANO - «L'affezione per la cosa pubblica sta scemando e sempre più rarefatto è il consenso intorno al bene comune, privilegiando ciascuno beni di piccolo cabotaggio e senza prospettiva alcuna»: così il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ribadisce l'appello ad una «nuova generazione di politici cattolici» lanciato nei mesi scorsi dal Papa e ripreso dal cardinale Tarcisio Bertone.

«Anch'io - sottolinea Bagnasco in un'intervista all'Osservatore romano - ho fatto riferimento a un 'sogno' per evocare una direzione di marcia verso cui camminare. Nella prolusione mi riferivo appunto a 'una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti, e per essa sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni'. Penso che attorno a questo tema nevralgico della nostra società, che chiama in causa la testimonianza della Chiesa - afferma ancora il presidente della Cei - occorra il concorso attivo di tutti. Come vescovi italiani ci impegneremo a una specifica riflessione in merito».

LA CHIESA E IL FEDERALISMO - Bagnasco ha poi parlato della politica italiana e in particolare dei progetti di riforma istituzionale incentrati sul federalismo. Il quale, per il capo dei vescovi, «non è una ricetta magica, ma rappresenta un’intuizione ben presente nella dottrina sociale della Chiesa». Un'apertura che viene spiegata così: «Più si è vicini alla realtà, più la si può accompagnare con efficienza e oculatezza. Ciò posto, il principio suddetto va coniugato con quello di solidarietà per evitare che chi sta indietro resti ancora più arretrato».

COESIONE - Il presidente dei vescovi italiani, cardinale Angelo Bagnasco, fa appello alla politica italiana affinché il Paese ritrovi «la coesione e la convergenza. L'anniversario dell'unità d'Italia è una provvidenziale occasione per ritrovare le comuni radici che hanno fatto il nostro Paese, ben prima del suo riconoscimento come Stato. Proprio riandando indietro nel tempo, si scopre che quando a prevalere sono state logiche di campanile e ci si è contrapposti in nome del proprio 'particolare' si è registrata una battuta d'arresto. Al contrario - prosegue Bagnasco - quando si è innescato il meccanismo virtuoso della cooperazione, allora le forze culturali, sociali, economiche e spirituali, si sono sommate e non annullate. Penso che la crisi in atto debba dunque spingere l'Italia a ritrovare se stessa. Per questo - afferma ancora il presidente della Cei - apprezzo lo sforzo di quanti, innanzitutto il presidente della Repubblica, invitano continuamente a ritrovare la coesione e la convergenza, al di là delle legittime differenze».

MANOVRA - La manovra economica deve tener conto della «equità economica» e della «coesione sociale», oltre alla «libertà politica», secondo il cardinale Angelo Bagnasco. «Credo che il criterio dell'equità economica sia quello da seguire, dovendo ciascuno dare in rapporto alle proprie capacità. Sta poi a chi ha la responsabilità politica affrontare in concreto la situazione, declinando l'equità economica dentro a una cornice di libertà politica e di coesione sociale. Solo così i tre valori in gioco - la libertà politica, la giustizia economica, la coesione sociale - si salvaguardano insieme».

DISOCCUPAZIONE - Bagnasco afferma poi: «Per quel che vedo con i miei occhi, c'è ancora molta disoccupazione. E non scorgo concreti e sicuri segnali di inversione di tendenza, anche in grandi realtà industriali della mia Genova. Serpeggiano tra la gente preoccupazioni serie e pungenti. Non mi riferisco ovviamente a un discorso di macroeconomia per il quale non ho le competenze. Semplicemente constato che se gli strateghi possono rassicurare sul medio periodo, ritenendo che la strada giusta sia stata imboccata, come vescovo vedo molta gente senza lavoro e sono turbato da tanta sofferenza e insicurezza su come arrivare alla fine del mese. Un certo assestamento c'è stato perché le famiglie si sono adattate, utilizzando meglio le risorse ed evitando gli sprechi. Però - conclude Bagnasco - c'è una fascia che aveva ben poco da risparmiare e che obiettivamente è in affanno».

PRETI PEDOFILI: INAMMISSIBILI RITARDI - Parte del discorso del vescovo ha ruotato attorno agli scandali sulla pedofilia che hanno coinvolto la Chiesa cattolica. La crisi che l'istituzione sta vivendo, ha detto Bagnasco, a causa dei peccati di alcuni suoi membri, «è più subdola e chiede di essere smascherata attraverso un lineare riconoscimento dei fatti, seguendo un rigoroso percorso di penitenza che non ammette ritardi o attenuanti». Infatti «ciò che fa vacillare la Chiesa non sono gli attacchi, anche virulenti, che possono esserci da parte di chi nutre pregiudizi o ostilità nei riguardi della fede, ma quelli da parte di chi alla fede si appella, rinnegandola poi nel concreto con l'insipienza e lo scandalo dei suoi comportamenti».

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