27 febbraio 2020
Aggiornato 21:30
Politica & Giustizia

Mancino: serve una riforma adeguata della Giustizia

Il Vicepresidente del CSM: «Bisogna realizzare un consenso che vada oltre la maggioranza. Ma il CSM resti unico»

ROMA - Il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, è favorevole a una «adeguata riforma» della giustizia a patto che venga approvata con «un consenso parlamentare più ampio della stessa maggioranza». Tuttavia, si oppone all'eventuale sdoppiamento dell'organo di autogoverno della magistratura.

Intervistato da «Città Nuova», rivista del Movimento dei Focolari, Mancino boccia anche la separazione delle carriere: «L'attuale ordinamento garantisce una distinzione netta delle funzioni, in virtù della quale lo sviluppo di carriera dei singoli magistrati già si svolge prevalentemente in continuità nel settore requirente o giudicante. I passaggi dall'una all'altra funzione sono numericamente esigui».

Quanto al Csm, secondo Mancino, «interventi sui compiti, l'assetto organizzativo e la stessa composizione del Consiglio Superiore sono possibili, mantenendo fermo il suo status di organo di rilevanza costituzionale. Quel che non può cambiare è la doppia provvista, di rappresentanti togati eletti dalla magistratura e dei laici eletti dal Parlamento; soprattutto credo che non debba cambiare l'unicità del Csm, che rispecchia l'unità della giurisdizione, nella quale magistrati requirenti e giudicanti condividono la stessa cultura e lo stesso spirito di servizio a tutela della legalità. Chi propone due Csm - conclude - deve scontare due diverse presidenze, una riconducibile ad una figura terza quale è il Capo dello Stato e un'altra inevitabilmente sotto l'influenza dell'esecutivo. Il Pm, da alcuni prefigurato come avvocato dell'accusa, non sarebbe più giudice. E questa non può essere una soluzione ragionevole».