7 giugno 2020
Aggiornato 03:00
Sperimentazione animale

Gatte «da laboratorio» sperimentano una nuova vita

Riabilitate e adottate grazie al progetto di i-care e al sostegno della lav (www.lav.it)

ROMA - La speranza di una vita libera e dignitosa può diventare realtà anche per gli animali nati e vissuti in un laboratorio, dove sono stati sottoposti a sperimentazioni dolorose: è accaduto, di recente, a 70 gatte sottoposte a test per verificare l’efficacia di vaccini per la FIV (immunodeficienza felina) e poi salvate grazie a un programma di riabilitazione fisica e psicologia, svolto da I-Care con il sostegno della LAV. Le prime 6 gatte sono state già felicemente adottate e le altre sono in cerca di una famiglia: è possibile candidarsi per l’adozione o comunque sostenere questo progetto collegandosi a www.lav.it o scrivendo a info@icare-italia.org

Le 70 gatte, identificate con numeri nell’artificiale solitudine di uno stabulario, tenute per anni in piccole gabbie lontano dal loro ambiente naturale e private delle loro necessità etologiche, hanno subito iniezioni, prelievi e controlli continui. Sono state sottoposte a continui test per la FIV, o immunodeficienza felina, indotta da un virus simile a quello che provoca l’AIDS nell’uomo, anche se non è trasmissibile alla nostra specie, e provoca un lento indebolimento del sistema immunitario, rendendo il corpo vulnerabile anche al più banale raffreddore o agente esterno. Ma adesso, dopo un periodo di recupero fisico e riabilitazione psicologia, durante il quale hanno sviluppato la muscolatura, imparato a saltare e interagire con i propri simili e l’uomo, sono pronte per trovare l’affetto di una famiglia.

Come loro in Italia vivono chiusi nei laboratori migliaia di animali (cani, conigli, primati, cavalli, ratti, mucche, maiali, rettili, uccelli, pesci, ecc.) fatti nascere per il solo scopo sperimentale e cresciuti in piccole gabbie dove li attendono iniezioni, malattie artificialmente indotte, fratture, prelievi, suture e ogni genere di deprivazione psicologica e fisica, lontani dalla dignità di una vita naturale e privati della libertà. Un fenomeno europeo e mondiale che purtroppo non tende a diminuire.
Per fare solo un esempio e sottolineare l’assurdità, l’inutilità scientifica e la non eticità della sperimentazione animale, si ricorda come sia stata recentemente effettuata una procedura (della durata di 12 settimane) su alcuni gatti, che ha comportato l’immobilità e l’inserimento di elettrodi negli occhi e nel cervello per verificare il movimento oculare nella fase REM del sonno, dato già noto nell’uomo fin dal 1953 e totalmente inutile per le conoscenze scientifiche legate alla ricerca.

Lo stabulario dal quale provengono le 70 gatte, era l’ultimo in Italia ad utilizzare questi felini, fatto che rappresenta un importante ed incoraggiante passo verso l’abolizione del modello animale nella ricerca.

«Purtroppo, però, la legge italiana consente ancora l’utilizzo di questi animali – paradossalmente tra i più diffusi nelle nostre case, insieme ai cani - e nell’attesa di un divieto legislativo, auspichiamo che non vengano rilasciate dal Ministero della Salute nuove autorizzazioni a scopo sperimentale, anche se al momento non risultano nuove richieste», dichiara Michela Kuan, biologa, responsabile LAV settore Vivisezione.

«A livello europeo la situazione assume dimensioni ancora più sconvolgenti: sono 4.000 i gatti e 21.000 i cani utilizzati ogni anno a scopo sperimentale, spesso randagi e riutilizzati più volte per esperimenti fortemente invasivi, come i test chimici (che comportano bruciature, corrosioni, avvelenamenti, ecc.) e le investigazioni sul cervello - sottolinea Michela Kuan - Non solo, il 30% dei cani e gatti utilizzati nei laboratori europei viene fatto nascere in stabilimenti allevatori di altri Paesi e sono trasportati, da cuccioli, per centinaia di chilometri prima di arrivare alla loro ultima destinazione: il laboratorio. Eppure esistono metodi alternativi (che non utilizzano animali) validati, efficaci sul piano scientifico ed etici: indubbiamente è in questo campo che la ricerca deve investire maggiormente e concentrare i suoi sforzi».

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