14 giugno 2024
Aggiornato 08:30

Saviano: Berlusconi sbaglia a criticare chi parla della mafia

Alla conferenza mondiale dei giornalisti d’inchiesta l’autore di Gomorra respinge le accuse del premier

«Non smetterò mai di combattere la mafia» è l’impegno che l’autore di Gomorra ha assunto davanti ai giornalisti di inchiesta di tutto il mondo riuniti a Ginevra.
Roberto Saviano, chiamato ad aprire con il suo intervento la conferenza, ha ricordato ai suoi colleghi provenienti da tutto il mondo che il silenzio e l’oscuramento sulle attività criminose è proprio quello che vogliono le associazioni criminali organizzate, si chiamino mafia, n’ndrangheta o camorra.

Saviano ha dato atto all’attuale governo italiano di svolgere da tempo un lavoro proficuo contro le mafie, grazie ad una azione di contrasto che sta dando risultati importanti, ma ha ripreso la polemica con il Presidente del Consiglio, il quale recentemente ha espresso un giudizio negativo nei confronti di libri come Gomorra o di fiction come la Piovra, perché a suo avviso confermerebbero all’estero un immagine dell’Italia dominata dalla mafia con grave danno per il nostro Paese.

L'autore di Gomorra ha trasmesso al quotidiano elvetico Les Temps, che lo ha intervistato, le sue speranze, la sua disperazione e una analisi della situazione italiana.
«Non credo che Gomorra sia un libro che sporchi l«immagine dell' Italia - ha spiegato Saviano, in riferimento alle accuse a lui dirette da Silvio Berlusconi - lo fanno molto di più lo scandalo della spazzatura o le esecuzioni in mezzo alle strade di Napoli. Non è murandosi nel silenzio che si aiuteranno gli italiani».
La polemica sugli effetti della comunicazione rispetto a come ci giudica il resto del mondo in Italia sono di vecchia data.
Nel dopoguerra fu messo sul banco degli imputati per lo stesso motivo il neorealismo cinematografico, accusato di diffondere all’estero un’immagine dell’Italia stracciona e preda di bande armate (basta ricordare titoli come «Sciuscia» , «Ladri di biciclette» «L’onorevole Angelina» «Banditi ad Orgosolo»o «Il bandito Giuliano».
Sono passati più di cinquantenni, ma il quesito si ripropone.
Siete d’accordo con il Presidente del Consiglio che l’insistenza degli media e degli operatori culturali sulla presenza di camorra, n’ndrangheta e mafia hanno prevalentemente l’affetto di stampare nella testa degli stranieri l’immagine di un sinonimo fra l’Italia e la mafia? Non siete d’accordo? Parliamone sul Diario Del Web.