22 febbraio 2020
Aggiornato 21:30
Alta tensione nella PdL

Il Giornale e Libero dicono «addio» a Fini

Ieri incontro teso con Berlusconi. Minaccia di un gruppo autonomo. II coordinatori del Pdl contro il co-fondatore: «Incomprensibile»

ROMA - «Addio Fini, tira già aria di elezioni» titola oggi Libero, su una caricatura del presidente della Camera con il classico sacchetto dell'esule sulla spalla, e laconico un sovrattitolo in rosso esplode, «Era ora». «Bossi l'ha sconfitto. La sinistra lo finirà» titola l'editoriale di Giampaolo Pansa. Per Fausto Carioti «Silvio vuole votare per garantirsi il Colle». In pochi titoli il quotidiano di Maurizio Belpietro riassume così quello che assume i tratti di uno scisma irrecuperabile.

Idem sul Giornale: per il quotidiano della famiglia Berlusconi «Fini se ne va: meglio così». Chiosa il direttore Vittorio Feltri: «La rottura non è ufficiale ma lo sarà fra qualche giorno, forse solo fra 48 ore». Secondo Feltri, «Fini ha avanzato delle richieste e Berlusconi ha ascoltato e non ha risposto. E quando lui non risponde significa no a tutto tondo».

L'asprezza dello scontro fra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi è stata ribadita in serata ieri da una nota dei coordinatori del Pdl Ignazio La Russa, Denis Verdini e Sandro Bondi, secondo cui l'atteggiamento del presidente della Camera provoca «amarezza» ed è «sempre più incomprensibile».

L'atteso ed ennesimo pranzo di chiarimento di ieri non è bastato. Fini chiedeva «segnali concreti», correzioni di rotta evidenti, nel rapporto con la Lega ma soprattutto sul ruolo del Pdl nella maggioranza e sulla gestione interna del partito. Perchè allo stato attuale «è stato tradito il patto fondativo del Pdl» e «o si cambia rotta oppure la strada è segnata».

Berlusconi sta valutando insieme ai suoi collaboratori più fidati e ai coordinatori del partito, riuniti in serata a palazzo Grazioli. Tra questi c'è appunto chi spinge per una soluzione netta: tornare alle urne. Fini ha allontanato ieri l'ipotesi con una nota scritta in cui assicura il sostegno al Governo fino al termine della legislatura. Ma dai titoli dei giornali di oggi parrebbe che il premier cominci ad accarezzare l'idea.

Anche per Gianfranco Fini una opzione decisamente alternativa alla ricomposizione è già tracciata: prima i gruppi parlamentari autonomi (c'è già il nome, Pdl-Italia) pronti a sostenere il Governo; ma in caso di show down, anche la nascita di una nuova formazione politica: «Non posso permettere che siano buttati nel cestino 50 anni di storia della destra italiana».