24 giugno 2024
Aggiornato 09:30
Politica & Mafia

Ciancimino jr: Forza Italia nata da trattativa Stato-mafia

«Berlusconi come entià politica frutto di questa trattative». Il figlio dell'ex sindaco di Palermo risponde al Procuratore aggiunto Ingroia

ROMA - Forza Italia fu il frutto delle trattative fra Stato e Mafia, e «Berlusconi come entità politica era il frutto di questa trattativa». Così Massimo Ciancimino rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Antonio Ingroia, nell'ambito del processo Mori-Obinu, sta ricostruendo la «cosiddetta terza fase della trattativa tra mafia e Stato», secondo le parole del magistrato, e nel corso della quale Vito Ciancimino sarebbe stato «destituito da Dell'Utri» nel ruolo di «tramite».

«Nel '94 mi venne consegnato un pizzino da persone vicine a Lo Verde (Bernardo Provenzano). Era indirizzato a Berlusconi e Dell'Utri» ha detto Ciancimino «Mio padre, più tardi, nel '99-2000 mi ha detto che Forza Italia era nata nel periodo della trattativa». Nel messaggio, agli atti dell'inchiesta, Cosa nostra voleva a sua «disposizione» una delle reti televisive di Mediaset. E se non si fosse dato corso alla richiesta avanzata ci sarebbe stato un «luttuoso evento».

«Il ruolo di mio padre rispetto alla lettera, era quello di richiamare il partito che era nato grazie anche a quello che era il frutto della trattativa, o collaborazione dopo agosto, a ritornare un poco sui suoi passi, era un'avvisaglia a rientrare nei ranghi... senza scordarsi che Berlusconi come entità politica era il frutto di questa trattativa... ha detto Massimo Ciancimino illustrando un 'pizzino' manoscritto che venne sequestrato nella sua abitazione. «L'ultimo passaggio, 'evitare triste evento si riferiva a un atto intimidatorio al figlio di Berlusconi», ha continuato.

Il figlio di Vito, l'assessore e sindaco di Palermo colluso con la mafia, stamane, nell'aula bunker del carcere dell'Ucciardone, a Palermo, ha ricominciato la sua deposizione davanti alla corte presieduta dal giudice Mario Fontana. Poi toccherà ai difensori degli imputati, il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu. I due alti ufficiali dell'Arma, devono rispondere di favoreggiamento a Cosa Nostra, in relazione alla mancata cattura di Bernardo Provenzano, il 31 ottobre del 1995, a Mezzojuso, piccolo comune che si trova nel cuore della provincia del capoluogo siciliano.