17 settembre 2019
Aggiornato 00:30
«Meno clandestini meno crimine»

Berlusconi: vinceremo la mafia

Il Premier ha presentato il piano d'azione del Governo a Reggio Calabria. Poi l'affondo del Premier contro le fiction

REGGIO CALABRIA - Dieci punti 'antimafia' per «battere la 'ndrangheta'». Silvio Berlusconi, fedele alla linea dei Consigli dei ministri itineranti inaugurata nella legislatura, scende con i ministri a Reggio Calabria dopo i gravi fatti di cronaca delle ultime settimane e vara una serie di provvedimenti che hanno come obiettivo quello di dimostrare che «lo Stato c'è» e come orizzonte quello di sconfiggere il crimine organizzato.

Il Cavaliere lo «promette», «batteremo la 'ndrangheta». Per farlo il premier ha individuato con Roberto Maroni e Angelino Alfano uno strumento. «Bisogna aggredire i patrimoni mafiosi per vincere questa battaglia». Con Maurizio Sacconi, ministro del Welfare, indica inoltre la strada del contrasto al lavoro nero, sull'onda della rivolta degli immigrati a Rosarno. E proprio all'immigrazione Berlusconi guarda quando propone un'equazione: meno immigrati clandestini, meno crimine. «La diminuzione degli extracomunitari significa anche meno forze che vanno a ingrossare le file delle organizzazioni criminali».

A Reggio Calabria il presidente del Consiglio decide di istituire anche l'Agenzia nazionale per i beni confiscati alle organizzazioni criminali, un passo «per arrivare alla vittoria definitiva del bene contro il male».

Il governo arriva in Calabria con tre diversi voli, i ministri a bordo di un pulmino giungono in Prefettura, contestati dai manifestanti del settore portuale. Stessa sorte per il Cavaliere, poi ha avvio il Cdm. Oltre due ore di riunione, a seguire in conferenza stampa la ricetta del premier per far fronte alla «patologia», così la definisce, rappresentata dalla 'ndrangheta. Poi Berlusconi torna su un tema a lui caro, già declinato in passato e capace sempre di alimentare polemiche: le fiction di mafia. «Paghiamo per la nostra immagine all'estero, abbiamo avuto la brutta abitudine di fare fiction sulla mafia che hanno portato un'immagine negativa nel mondo, spero che questa brutta abitudine sia finita».