21 aprile 2024
Aggiornato 23:30
Politica & Riforme

PdL: confrontiamoci, ma sulla Giustizia avanti anche da soli

Cruciali il processo breve e il legittimo impedimento. Pd in frenata. Udc: «passare dalle parole ai fatti». L'IdV sempre più scettico

ROMA - Dialogo invocato, ma di fatto non aperto. Sulle riforme costituzionali la maggioranza apre ad un confronto a tutto campo, pronta però a procedere sola su due provvedimenti cruciali, processo breve e legittimo impedimento. Linea che l'opposizione contesta, con il Pd che chiede riforme nell'interesse di tutti, l'Udc che invita a passare dalle parole ai fatti e l'Idv ancora più scettica.

CONFRONTO - Sulla traccia del dialogo e dell'«amore che vince sull'odio» il Pdl chiama l'opposizione al confronto: sulle riforme, dice Paolo Bonaiuti, portavoce del premier, «dobbiamo lavorare insieme», questo «lo chiede la gente. La fabbrica dell'odio ha generato solo violenza e quindi è interesse di tutti di arrivare a un confronto più sereno e tranquillo». E' l'opposizione che deve rispondere, «Bersani - dice il portavoce del Pdl Daniele Capezzone - non perda questa occasione».

BOZZA VIOLANTE - Il punto di partenza, sul fronte delle riforme istituzionali, è sempre la bozza Violante, con la riduzione del numero dei parlamentari, superamento del bicameralismo perfetto, rafforzamento dei poteri del premier. Serve insomma «un percorso condiviso» dice Maurizio Gasparri, che intravede però qualche ostacolo. Sul versante delle riforme istituzionali, il rischio «di un accordo al ribasso», perché il Pdl è «per l'elezione diretta del premier». E, soprattutto, sul versante della giustizia, «grosso ostacolo». Perché il 12 gennaio in Senato si discuterà del processo breve e il 25, alla Camera, del legittimo impedimento.

DOPPIO BINARIO - L'auspicio, osserva Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, è «l'intesa con le opposizioni, ma siamo pronti ad assumerci la nostra responsabilità sia sul legittimo impedimento, che sul processo breve». Una posizione ribadita anche dal numero due dei deputati Italo Bocchino, che rilancia l'ipotesi di un «doppio binario» per le riforme: «Avviando quelle condivise in un ramo del Parlamento con l'obiettivo di approvarle entro un anno con una maggioranza superiore ai due terzi e lasciando all'altro ramo del Parlamento l'avvio di ciò che non è condiviso, come le norme costituzionali sulla giustizia».