21 novembre 2019
Aggiornato 03:30
Prima della visita in sinagoga del Pontefice

Pio XII, scoppia la pace Ebrei-Vaticano

Dopo la richiesta del rabbino la Santa Sede chiarisce sulla beatificazione

CITTÀ DEL VATICANO - Scoppia la pace tra le due sponde del Tevere. La decisione del Papa di far procedere la causa di beatificazione di Pio XII, Pontefice accusato da molti ebrei di non aver fatto abbastanza contro la Shoah, «non va in alcun modo letta come un atto ostile contro il popolo ebraico», dichiara il portavoce del Vaticano Federico Lombardi. Soddisfatto il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, che, pressato dal montare di polemiche all'interno del mondo ebraico, definisce l'intervento «un opportuno segnale distensivo». Si diradano, così, le nubi che si erano addensate sulla visita di Ratzinger alla sinagoga il prossimo 17 gennaio.

Giornate convulse - La dichiarazione di Lombardi arriva a conclusione di giornate convulse. Ratzinger, del resto, sabato ha preso a sorpresa la decisione di firmare, insieme al previsto decreto su Wojtyla, anche quello di Pacelli. Oltre al prefetto della congregazione della Causa dei santi, mons. Angelo Amato, pochissimi, anche tra i più stretti collaboratori del Papa, erano stati preavvertiti. Tanto meno se lo aspettavano nella comunità ebraica romana. La notizia è giunta come un fulmine a ciel sereno mentre operai e restauratori ultimavano i preparativi della visita di Benedetto XVI al Tempio maggiore di lungotevere de' Cenci. Col trascorrere dei giorni, poi, all'agitazione degli ebrei romani - stasera riuniti per un consiglio delle comunità - si è aggiunta l'irritazioni di svariate comunità ebraiche nel mondo, da Parigi a Berlino, da Gerusalemme a New York. Per frenare la slavina e salvare la visita papale, il rabbino capo della capitale ha inoltrato al Segretario di Stato Bertone una richiesta di chiarimento.

Interferenze nelle scelte della Chiesa - Chiarimento giunto dopo che la richiesta ebraica ha suscitato reazioni disparate nel Palazzo apostolico. Se Bertone ha deciso di gettare acqua sul fuoco, altri hanno letto nelle rimostranze dei rabbini un uso strumentale della storia e un'interferenza nelle scelte interne della Chiesa. Da mesi, del resto, il rapporto tra la Santa Sede e l'ebraismo mondiale non è dei più sereni. Alla disputa su Pio XII si è aggiunta la querelle sulla preghiera di conversione in uso nel venerdì santo del messale antico. Le dichiarazioni negazioniste del vescovo lefebvriano Williamson hanno buttato altra benzina sul fuoco. Non da ultimo, dopo il viaggio di Benedetto XVI in Israele sembra naufragare sempre di più un accordo tra Vaticano e Israele sullo status fiscale e patrimoniale della Chiesa cattolica di Terra santa. Oltre il Portone di bronzo, allora, c'è chi ha puntato i piedi all'ennesimo, ciclico accendersi della polemica con gli ebrei. Un sentimento che trapela tra le pieghe dell'odierno intervento su Papa Pacelli. La nota di padre Lombardi (non del Papa o di Bertone) porta il logo della sala stampa della Santa Sede, ma non è stata distribuita ai giornalisti come un comune bollettino vaticano. Tanto che l'Osservatore romano relega la nota, «diffusa questa mattina attraverso la Radio vaticana», in una posizione di secondo piano del giornale.