8 dicembre 2019
Aggiornato 13:00
Le inchieste su politica e mafia

Berlusconi: ho combattuto la mafia più di tutti

Il Premier infuriato anche con La Repubblica: «ci saranno azioni legali». Dell'Utri: «da Spatuzza falsità»

OLBIA - Il sole sardo, la pace di villa La Certosa, la cura del parco. E lo scontro furioso con Repubblica e con chi prova a legare la sua persona alle stragi di mafia del 1992-1993. Silvio Berlusconi, trascorsa la notte a Portorotondo, vola alla volta di Milano. Pochi minuti dopo che l'aereo presidenziale ha lasciato l'aeroporto di Olbia arriva una nota durissima del Cavaliere, un modo per ribadire che Forza Italia prima, il Pdl e il Governo Berlusconi poi si sono più di ogni altro impegnati nel contrasto alla criminalità organizzata.

«Se c'è un partito - è la tesi di Berlusconi - che in questi anni più si è distinto nel contrastare la criminalità organizzata, questo partito è stato Forza Italia e oggi è il Popolo della Libertà. Se c'è un Governo che più di tutti ha fatto della lotta alla mafia uno dei suoi obiettivi più netti e coerenti, questo è il mio Governo, che sono certo sarà ricordato anche come il Governo che ha lanciato la sfida più determinata alla mafia nella storia della nostra Repubblica». Per queste ragioni, il presidente del Consiglio, il giorno dopo l'annuncio di querela avanzato dalla figlia Marina contro il quotidiano Repubblica, ribadisce il suo atto d'accusa contro il gruppo editoriale fondato da Carlo De Benedetti e promette nuove azioni per difendere la propria onorabilità: «Intendo anche contrastare la campagna di stampa del gruppo La Repubblica-Espresso, che chiamerò a rispondere sul piano penale e civile dei danni arrecati alla dignità della mia persona, della mia famiglia e dell'azienda Fininvest».

Anche oggi, quello che non è andato giù a Berlusconi è stata la lettura mattutina dei giornali, vedere il proprio nome legato a quello della mafia, infatti, ha mandato su tutte le furie il Cavaliere: «Dalla lettura dei quotidiani dei giorni precedenti e anche di oggi appare evidente ad ogni persona onesta e di buon senso che ci troviamo di fronte all'attacco più incredibile ed ignobile che mi sia stato rivolto nel corso di questi ultimi anni, da quando ho deciso di dedicarmi con tutte le mie forze al bene del mio Paese. Se c'è una persona che per indole, sensibilità, mentalità, formazione, cultura e impegno politico, è lontanissima dalla mafia, questa persona sono io».

Nello stesso giorno in cui Berlusconi ribadisce la propria estraneità alle vicende del 92-93, il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri intervistato durante la trasmissione 'In 1/2 ora' prova a sua volta a smontare le deposizioni che avrebbe consegnato il pentito Gaspare Spatuzza ai magistrati. Secondo Dell'Utri, infatti, Spatuzza «non sa nulla» e per questa ragione «può inventarsi qualsiasi cosa», anzi «falsità assolute». C'è un piano dei ordito dai giudici, dai poteri forti e dalla sinistra per abbattere Berlusconi, sottolinea, indicando poi alcuni priorità per intervenire sul capitolo giustizia: occorre infatti, è il suo invito, regolamentare la legge sui pentiti e intervenire sul concorso esterno in associazione mafiosa. E dopo la bocciatura del lodo Alfano, Dell'Ultri considera «di buon senso» lavorare sull'immunità per i parlamentari. Il senatore guarda anche a Gianfranco Fini, legando le sorti politiche del presidente della Camera a quelle del Cavaliere perché, è il suo ragionamento, far cadere Berlusconi sarebbe «la fine» anche per Fini.

La polemica politica, intanto, non accenna a placarsi. Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro bolla il premier come «bugiardo», invitandolo a «farsi giudicare» dai magistrati, spiegando loro «i rapporti che ha intrattenuto con imprenditori e altri personaggi vicini alla mafia». E anche il segretario del Pd Pier Luigi Bersani critica il presidente del Consiglio per le sue battute su Cosa nostra: «Non si può ridere della mafia». Dal Pdl, intanto, il capogruppo di Camera Fabrizio Cicchitto si stringe intorno a Berlusconi, giudicando le accuse che gli vengono rivolte semplicemente come «assurde».