15 dicembre 2019
Aggiornato 22:00
Il Premier: «sono lontanissimo dalla mafia per cultura e impegno politico»

Berlusconi: «Contro la mafia ho fatto più di tutti»

«Chiamerò Repubblica a rispondere dei danni arrecati a me, alla mia famiglia e a Fininvest». I finiani: «Non c'è nessun complotto»

ROMA - Se c'è un partito ed un governo che hanno fatto della lotta alla mafia uno degli obiettivi «più netti e coerenti» questi sono Forza Italia prima, il Popolo della Libertà oggi ed «il mio governo». E' quanto dichiara in una nota il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

LONTANISSIMO DALLA MAFIA - «Dalla lettura dei quotidiani dei giorni precedenti e anche di oggi appare evidente ad ogni persona onesta e di buon senso che ci troviamo di fronte all'attacco più incredibile ed ignobile che mi sia stato rivolto nel corso di questi ultimi anni, da quando ho deciso di dedicarmi con tutte le mie forze al bene del mio Paese. Se c'è una persona che per indole, sensibilità, mentalità, formazione, cultura e impegno politico, è lontanissima dalla mafia, questa persona sono io», dice il premier.

«Se c'è un partito che in questi anni più si è distinto nel contrastare la criminalità organizzata, questo partito è stato Forza Italia e oggi è il Popolo della Libertà. Se c'è un Governo che più di tutti ha fatto della lotta alla mafia uno dei suoi obiettivi più netti e coerenti, questo è il mio Governo, che sono certo sarà ricordato anche come il Governo che ha lanciato la sfida più determinata alla mafia nella storia della nostra Repubblica».

«QUERELO REPUBBLICA» - «Questo - conclude Berlusconi - è il terreno civile e politico sul quale intendo anche contrastare la campagna di stampa del gruppo La Repubblica-Espresso, che chiamerò a rispondere sul piano penale e civile dei danni arrecati alla dignità della mia persona, della mia famiglia e dell'azienda Fininvest».

IL PDL FA QUADRATO - Cicchitto invita a serrare i ranghi: «Nel Pdl tutti devono avere la consapevolezza dello scontro politico in atto. Sono in corso tentativi di destabilizzazione che hanno l’obiettivo politico di rimettere in discussione il risultato del 13 aprile 2008». Il presidente dei deputati del Pdl sostiene che «tirare in ballo Berlusconi per le stragi del ’93 è assurdo» perché «non c’è uno straccio di prova e poi Berlusconi a quei tempi non era in politica e non voleva nemmeno entrarci», infatti «provò fino all’ultimo a convincere Martinazzoli e Segni ad allearsi contro la sinistra».

I DISTINGUO DEI «FINIANI» - Il finiano Granata dice di non avere dubbi su Berlusconi ma poi avverte: «Nell’analisi che si fa nel Pdl e nei giornali di area pare che in questo paese non ci sia stato il ’92 e la connivenza tra politica e mafia», afferma Granata in un’intervista al Riformista. «Sembra che a un certo punto sono arrivati i giudici e hanno iniziato a ordire il complotto. Ma, allora, domando: perché sono saltati in aria Falcone e Borsellino? Al mio partito vorrei ricordare che senza memoria storica non si costruisce nessun futuro».