Matteoli: «Le battaglie di Fini non appartengono alla storia di An»
«Chi non accetta leadership Berlusconi nel Pdl è antidemocratico»
ROMA - E' sicuramente vero che chi inneggia al razzismo è uno «stronzo» e «lo penso anche io» . Ma «le questioni politiche e culturali sollevate da Fini sull'immigrazione, come sul testamento biologico, non appartengono alla storia di Alleanza Nazionale. Non è roba nostra, Semmai, dovrebbero essere più nell'humus di Forza Italia, dove una forte componente laica c'è sempre stata».
Lo dice il ministro Pdl delle Infrastrutture Altero Matteoli, per anni fra i più stretti collaboratori di Gianfranco Fini alla guida di An, sottolineando in una intervista a 'il Giornale' come nel Pdl «la leadership non è decisa per Statuto ma dagli elettori» e quindi «chi non riconosce Berlusconi come leader deve farsene una ragione».
Matteoli si dice «sorpreso» dal ricorso di Fini al turpiloquio nei confronti di chi ha assunto le posizioni più dure contro l'immigrazione. E assicura che «il retroterra di Fini è cambiato», strappo, svolta spinta in avanti che dire si voglia.
NON MI PIACCIONO GLI ULTRA - «Gianfranco - afferma ancora Matteoli - è troppo intelligente per fare nel Pdl una fronda antiberlusconiana. Fini non è antiberlusconiano: conosce bene i rapporti di forza dentro il partito, E poi che senso avrebbe combattere il Premier? E' assurdo pensare che Fini sia il capo di una corrente». Eppure i parlamentari «finiani» sono molto attivi nel marcare le distanza da maggioranza e Governo. «Gli ultrà - dice il ministro - non mi piacciono nel calcio, figuriamoci in politica. Io non ne conosco: non so neppure se esistono davvero». In ogni caso, «chi non accetta la leadership di Berlusconi è antidemocratico».