5 dicembre 2019
Aggiornato 20:00
Nubifragio Messina

Esperti: arriva stress da disastro per 3 persone su 10

Come per il terremoto dell'Aquila. E sei su 10 manifesteranno disagio psicologico

ROMA - Messina come L'Aquila: l'alluvione che ha spazzato via case e palazzi, portando con sé anche decine di vite umane, rischia di provocare danni significativi sulla salute mentale di chi ne è rimasto coinvolto. Gli esperti italiani, riuniti a Roma dall'11 al 15 ottobre per il XLV congresso della società italiana di psichiatria, prevedono infatti che fra i cittadini colpiti dall'alluvione del primo ottobre scorso, come fra le persone coinvolte dal terremoto, tre su dieci andranno incontro al cosiddetto disturbo post-traumatico da stress entro 3-6 mesi, sei su dieci manifesteranno segni di disagio psicologico.

In agguato anche la depressione vera e propria: secondo gli psichiatri, nell'arco di uno o due anni potrà colpire in grado lieve il 35 per cento dei sopravvissuti al disastro, mentre circa il 15 per cento delle persone coinvolte potrà sviluppare una patologia depressiva grave e poco meno del 10 per cento una depressione cronica. Gli esperti sono giunti a queste conclusioni anche tenendo conto dei dati provenienti da studi internazionali condotti sulle popolazioni, in differenti parti del mondo, coinvolte da disastri naturali e dai risultati di una ricerca italiana, svolta su circa 300 abitanti di Sarno dopo le frane che nel 1998 interessarono questa cittadina in Campania.

«Chi vive nelle zone colpite dagli eventi catastrofici naturali è stato esposto in maniera diretta al trauma, per cui tutti gli abitanti sono a rischio di sviluppare sintomi - spiega Massimo di Giannantonio, ordinario di psichiatria dell'università Gabriele D'Annunzio di Chieti - sin dalle prime ore si può soffrire, di forme anche lievi di un disturbo acuto da stress: il senso di mancanza, il disagio, lo sconcerto, la tensione, la preoccupazione, lo stordimento e la confusione fino alla presenza di disturbi più o meno gravi di tipo dissociativo sono sintomi talvolta inevitabili e consueti dopo un trauma simile. Quando emergono non devono essere sottovalutati perché se diventano più intensi e di durata maggiore possono essere il preambolo di una evoluzione nei mesi successivi a quadri più complessi». I segni tipici di un malessere che sta per sfociare in qualcosa di più grave sono ad esempio il rifiuto di parlare o di mangiare, l'insonnia, il continuare a essere lamentosi senza prendere iniziative o anche la presenza di rabbia e irascibilità eccessive e ingiustificate; si verificano anche in soggetti 'apparentemente' più forti soprattutto per l'enorme difficoltà ad elaborare eventi traumatici con un elevato contenuto simbolico o personale. In questi casi di solito si può manifestare, a tre-sei mesi dall'evento, il fenomeno di rivivere continuamente l'evento traumatico: è il disturbo post-traumatico da stress, che si caratterizza per la tendenza a evitare contatti con tutto ciò che può riportare la memoria al trauma, nella volontà di evitare l'elaborazione del problema, nella sensazione continua di minaccia impellente e di ricordi intrusivi, molto vividi, tali da far rivivere sempre il dramma alla persona. A distanza di uno o due anni dall'evento si può poi manifestare una depressione vera e propria.

«I soggetti più a rischio dopo un disastro naturale sono coloro che già in passato avevano sofferto problematiche psicologiche e tutti quelli che hanno subito un forte impatto, ad esempio perché hanno perso i propri cari o non hanno più una casa - spiega Alberto Siracusano, presidente della società italiana di psichiatria e direttore del dipartimento di neuroscienze del policlinico Tor Vergata di Roma -. Anche i più piccoli sono particolarmente a rischio di un vero e proprio disturbo post-traumatico da stress. Nei bambini che non presentano una sindrome vera e propria il disagio può comunque manifestarsi in modo più sfumato (incubi, insonnia, mal di testa): non dobbiamo però credere per questo che siano al riparo da conseguenze negative, perché sappiamo che chi è stato esposto a eventi traumatici nell'infanzia per il resto della vita avrà una maggiore vulnerabilità a situazioni emozionali e sarà più esposto allo sviluppo di disturbi neuropsichiatrici come ad esempio un disturbo da deficit dell'attenzione infantile che può trasformarsi in età adulta in un disturbo del controllo degli impulsi».

Per intercettare subito il disagio è fondamentale l'intervento immediato e strutturato di èquipe di esperti, in grado di individuare i soggetti che stanno iniziando a presentare sintomi, indicativi di un problema più profondo. «Occorre personale preparato, che sappia capire i segnali di sofferenza e sia in grado di interagire alle persone per portarle a far emergere i problemi e la voglia di risolverli - osserva ancora di Giannantonio - Fondamentale è non lasciare solo chi subisce questo tipo di traumi: com'è successo in Abruzzo, dove l'azione è stata efficace e tempestiva: da subito è importante creare incontri, costruire relazioni tra le persone e, operare attraverso interventi di gruppo per indicare a ciascuno le strategie giuste per stare meglio. L'Abruzzo è stato un banco di prova superato brillantemente da tutte le forze scese in campo: basti pensare al fatto che pochi giorni dopo il terremoto del 6 aprile erano già disponibili gruppi preparati alla gestioni delle catastrofi, spazi gioco dedicati ai i bambini, che devono essere destinatari di interventi più delicati e sostanziali, con strategie mirate».

È altrettanto importante prevedere interventi di monitoraggio delle popolazioni colpite da disastri naturali anche nel lungo periodo per evitare che il malessere diventi malattia. È questo lo scopo principale del Progetto Emergenza Sisma, che prenderà il via a novembre in Abruzzo con un programma di supporto psicosociale e di tutela della salute mentale della popolazione rimasta vittima del terremoto del 6 aprile scorso. Il progetto, promosso dalla Società Italiana di Psichiatria e finanziato dal Ministero della Salute e dalla Regione Abruzzo con fondi per un milione di euro, sarà presentato mercoledì 14 ottobre durante la sessione plenaria del congresso della SIP.