3 dicembre 2020
Aggiornato 08:00
Sperimentazione animale

Staminali, la LAV critica il ricorso alla sperimentazione sui topi

«Disponibili alternative in vitro»

La LAV critica il ricorso ai topi nella sperimentazione condotta dai ricercatori dell’EMBL di Monterotondo (European Molecular Biology Laboratory), in collaborazione con biologi spagnoli del Ciemat (Centro de Investigaciones Energéticas, Medioambientales y Tecnologicas) di Madrid, che sulla rivista Nature Cell Biology hanno annunciato l’individuazione dei geni responsabili del differenziamento e dello sviluppo delle cellule staminali in epitelio.

«Effettuare studi su topi quando sono già largamente disponibili metodi alternativi come quelli in vitro, lascia quantomeno perplessicommenta Michela Kuan, biologa responsabile settore Vivisezione della LAV – da anni, infatti, è possibile prelevare cellule staminali, con biopsia cutanea da pazienti, correggerle geneticamente e farle crescere in laboratorio fino a ottenere lembi di epidermide. Tale tecnica, applicabile anche a questo campo, avrebbe prodotto risultati attendibili al 100%, perché specie-specifici, e risparmiato vite animali».

Lo studio, purtroppo condotto sui topi, intende dimostrare come la coppia di proteine C/EBPα e C/EBPβ  assicurino il corretto sviluppo dell’epitelio. Se, infatti, si «spengono» i geni che le codificano, la pelle non si forma nel modo corretto e non è in grado di trattenere l’acqua, una funzione fondamentale per evitare la disidratazione.

«Le proteine oggetto dello studio, però, inducono una cascata del segnale, controllandone molte altre. Lo sviluppo della pelle è un sistema complesso per cui prendere come oggetto di studio un’altra specie può essere fuorviante, visto che dopo la determinazione dei geni coinvolti, la successiva reazione a catena delle proteine rimane inspiegata e può differire da specie a specie», prosegue Michela Kuan.

Questo vale anche per tutti gli altri campi di ricerca, compreso quello oncologico dove nell’animale viene indotto artificialmente il tumore, visto che le altre specie non si ammalano delle nostre patologie, e trattato con staminali, come nel recente studio condotto dall’ Istituto europeo di oncologia e dell´Istituto di oncologia molecolare Ifom di Milano, dove è stato studiato il comportamento delle staminali in mammelle di topi ammalati e si promettono, con troppa leggerezza, terapie anti-tumorali rivoluzionarie senza aver confutato i dati ottenuti e illudendo gli ammalati che sperano in una cura.

Investire nelle cellule staminali umane ha portato a grandi risultati: tali cellule possono essere coltivate in laboratorio e indotte a differenziare nel tipo cellulare caratteristico del tessuto che si cerca di ricostruire, diventando uno strumento per la cura di diverse patologie a carico di questi tessuti, per le quali spesso non ci sono alternative terapeutiche.