16 luglio 2019
Aggiornato 13:30
Sentenza omicidio Gabriele Sandri

Spaccarotella: «Da noi non c'è giustizia, fatto mio dovere»

«Ho agito secondo la legge, non sono un killer»

AREZZO - «Non c'è giustizia in questo Paese. Sono i prepotenti, i forti, quelli che sanno parlare bene, sanno raccontarti e rigirarti, ad avere la meglio, non gli ignoranti morti di fame come me». A parlare è l'agente di Polizia Luigi Spaccarotella, in un'intervista esclusiva al settimanale Visto in edicola da domani, che nonostante la condanna di ieri molto inferiore alla richiesta del pm resta polemico con il sistema della giustizia e con l'informazione che, a suo dire, lo ha condannato senza appello.

«Sono un cretino, non un Rambo. Sono solo una persona che ha creduto di fare il suo dovere. Non ho mai preso la mira, lo ripeterò sempre. Non sono un pazzo che rischia di colpire un'auto di passaggio: c'era un'autostrada di mezzo», dice l'agente Per Spaccarotella «le persone oneste che hanno rispettato le leggi non valgono niente: antipatica la mia voce, il mio accento meridionale e anche il mio cognome, Spaccarotella. Tutti hanno visto in me l'uomo forte che 'spacca', che uccide. Invece io sono un padre, un marito e un figlio».

L'agente ringrazia infine tutti coloro che gli sono stati vicini, in particolare i colleghi poliziotti, «perché hanno riconosciuto che quanto accaduto a me poteva accadere anche a loro. Se ammazzano volontariamente un poliziotto, questo resta un eroe anonimo. Quando un agente sbaglia, o un colpo parte per errore, allora è un killer. Quel giorno dall'altra parte dell'autostrada avrebbero potuto uccidere, sequestrare, rapinare, ma io non dovevo fare nulla. Oggi lo so».