24 ottobre 2019
Aggiornato 04:00
Omicidio Gabriele Sandri

Sandri: chiesti 14 anni per agente, malumori per le attenuanti

Il Pm: «Ha distrutto una vita umana, ma anche la propria»

AREZZO - Omicidio volontario, quattordici anni di reclusione: tanto chiede, al termine della sua requisitoria, il pubblico ministero Giuseppe Ledda per Luigi Spaccarotella, l'agente della Polstrada accusato di aver ucciso Gabriele Sandri, il giovane tifoso laziale ferito a morte l'11 novembre 2007 da un proiettile esploso dallo stesso Spaccarotella. In che modo, secondo l'accusa, lo ha fatto vedere lo stesso Ledda alla corte impugnando una Beretta giocattolo per mimare il gesto fatale: braccia tese, la mira presa verso l'altra parte dell'autostrada, l'area di servizio di Badia al Pino Est.

Questo dicono le testimonianze di 5 persone presenti in loco al momento dello sparo: gli agenti di commercio Fabio Rossini, Emanuele Fagioni e Fabrizio Galilei, la guida turistica giapponese Keiko Korihoshi, la cassiera dell'area di servizio Marisa Anania. «Cinque ricostruzioni tutte sostanzialmente concordanti», dice Ledda, secondo cui la deviazione del proiettile «non muta di un millimetro le conclusioni». Quindi, omicidio volontario e dolo eventuale, col riconoscimento delle attenuanti generiche che gli valgono il massimo dello sconto, un terzo della pena, da 21 a 14 anni: perché Spaccarotella è incensurato, ha avuto una carriera in Polizia fin lì irreprensibile, e soprattutto «ha distrutto una vita umana ma anche la propria - ha sottolineato Ledda - paga anche la sua famiglia».

Il parallelo, pur nel rispetto della famiglia dell'agente, viene respinto con forza dall'avvocato di Parte Civile Michele Monaco, che nell'arringa lo definisce «non tollerabile», e dai genitori di Gabriele: «Non è la stessa cosa - dice mamma Daniela - noi non abbiamo più un figlio, non possiamo vederlo crescere, e siamo delusi di questa affermazione del Pm». Il comportamento stesso di Spaccarotella lo rende non degno delle attenuanti, secondo l'altro figlio Cristiano e il padre Giorgio: «Ha continuato a dire bugie - rimarca quest'ultimo - da un anno e mezzo fa fino all'ultima udienza, è inaccettabile starlo ancora lì a sentire, e anche la sua difesa».

La famiglia Sandri diserterà così l'udienza di domani, nella quale i legali della difesa cercheranno di rilanciare il tema della deviazione del proiettile: «Sono stati liquidati in maniera troppo sbrigativa alcuni argomenti, forse perché non cari all'ipotesi dell'accusa», spiega l'avvocato Federico Bagattini, secondo cui anche Monaco «ammette una deviazione non superiore a 30 gradi» del proiettile, cosa che «comporta una deviazione come minimo di 25 metri». L'obiettivo, per l'altro avvocato Francesco Molino, è «dimostrare il divario che esiste tra dolo eventuale e la colpa: potremmo arrivare anche alla colpa cosciente. Non è stato provato che Spaccarotella abbia contemplato il rischio che si accollava sparando».

La vede diversamente Ledda, il quale nella sua requisitoria ha sostenuto con forza che l'agente, quando ha sparato, aveva chiara «la previsione «del concreto pericolo di centrare l'abitacolo» della Renault Scenic dei tifosi laziali, «e cagionare la morte di qualcuno degli occupanti». Per il magistrato le incongruenze tra le varie ricostruzioni di Spaccarotella, che alla fine aveva ammesso di aver tenuto la pistola con due mani, da fermo, hanno aggravato la sua posizione: «Il tentativo, anche maldestro nelle forme, di aprire al racconto dei testi, lo affossa definitivamente», ha chiosato il Pm.

Domani sarà il giorno degli avvocati della difesa: Spaccarotella, come già oggi, potrebbe non essere presente in Aula. Dopo le arringhe, le eventuali repliche: a quel punto tutto sarà pronto per andare in Camera di Consiglio ed attendere la sentenza. Potrebbe avvenire già domani, in un processo contraddistinto dalla rapidità dei tempi, ma più realisticamente sabato o all'inizio della prossima settimana.