23 luglio 2019
Aggiornato 10:30

Processo Sandri, PM mima in aula gesto agente con pistola

Dall'agente un cambio di versione che «lo affossa»

AREZZO - Requisitoria del pm Giuseppe Ledda, in aula al tribunale di Arezzo questa mattina nell'ambito del processo per la morte di Gabriele Sandri, il giovane tifoso laziale ucciso l'11 novembre del 2007. «Ci sono cinque ricostruzioni tutte sostanzialmente concordanti», ha spiegato Ledda, riferendosi ai tre agenti di commercio alla guida giapponese e alla cassiera dell'area di servizio.

«A un certo punto Spaccarotella si ferma e punto l'arma verso l'area di servizio». A quel punto il pm ha impugnato una replica della pistola usata da Luigi Spaccarotella, l'agente della polizia stradale imputato con l'accusa di omicidio volontario e ha mimato il gesto che egli avrebbe compiuto, tendendo il braccio parallelamente al terreno:» Non ha rilevanza se l'altra mano era sull'arma, sul braccio o al polso - ha spiegato - non ha alcuna sostanziale differenza».

Nel racconto di Luigi Spaccarotella c'è un cambio di versione «che aggrava parecchio» la sua posizione «e lo affossa definitivamente»: detto il pm parlando dell'agente della polizia stradale unico imputato. Ledda ha ricordato che, all'indomani dell'accaduto, Spaccarotella aveva sostenuto che il colpo di pistola era partito accidentalmente mentre correva, mentre invece «dopo un anno e mezzo c'è un cambio di versione abborracciato che aumenta il grado di verosimiglianza che raggiunge il parossismo quando afferma che forse aveva due mani sull'arma e forse era fermo».

Secondo il magistrato, «il tentativo anche maldestro nelle forme - ha detto in aula riferendosi all'imputato - di aprire al racconto dei testi, lo affossa definitivamente». Ledda si è soffermato poi sulla scelta di Spaccarotella di non sottoporsi al contraddittorio in aula davanti alla corte: «Lungi da me dire che chi non si sottopone a contraddittorio è colpevole, però chi racconta una storia costruita a tavolino ha paura delle contestazione».