28 maggio 2020
Aggiornato 20:00

Riforme, Fini: Serve sintesi, agire in nome interesse generale

«E' la lezione dell'Assemblea Costituente»

ROMA - Se sono stati capaci i padri costituenti di trovare una sintesi nell'Italia profondamente divisa del dopoguerra, a maggior ragione oggi chi aspira a fare le riforme deve farlo avendo a cuore «l'interesse generale». Il presidente della Camera Gianfranco Fini lancia un appello alla responsabilità politica, parlando nell'aula del Senato agli studenti vincitori nell'ambito del progetto 'Lezioni di Costituzione'.

COSTITUENTE - L'Assemblea costituente risale, dice Fini, a «un'Italia profondamente diversa da quella attuale, reduce dalla guerra, dal disastro di quell'avventura, un'Italia con una fortissima passione politica, civile, che sognava la ricostruzione, ma anche profondamente divisa per le grandi ispirazioni culturali. Si confrontavano correnti di pensiero che in qualche modo si erano già intrecciate nel corso del secolo in Italia e in Europa. Una si rifaceva ai valori, agli ideali della dottrina di origine marxista, socialcomunista; c'era un grande filone culturale che si contrapponeva in modo frontale che si rifaceva ai valori della democrazia, agli Stati Uniti, la cultura cattolica, la cultura liberale. Eppure in un'Italia in cui la politica mobilitava centinaia di migliaia di donne e di uomini, in cui si confrontavano anche modelli di società molto diversi, c'era chi guardava a Washington e chi guardava a Mosca, pur in un'Italia così divisa, i nostri padri costituenti, non con un compromesso, non con l'inciucio, ma con un grande sforzo di carattere culturale, furono capaci - sottolinea - di dar vita a una sintesi che è attuale ancora oggi».

REGOLE - Secondo Fini «c'è un insegnamento da trarre: se fu possibile allora raggiungere un'intesa su regole, valori, principi, a maggior ragione si deve oggi, che l'Italia è lontana da quello scontro, che ci sono valori condivisi, c'è una dialettica ma non ci sono due modi di pensare la società radicalmente opposti, dobbiamo essere capaci di agire in queste aule nel nome dell'interesse generale, nel nome di ciò che può unire e non dividere».

E' questa, ammonisce la terza carica dello Stato, «l'unica via se per davvero si vuole affrontare il tema delle riforme, che deve essere affrontato partendo da quello che i costituenti avevano ben chiaro: nessuno vieta al Parlamento di modificare la Costituzione, è la Costituzione stessa che prevede già le procedure, c'è un articolo che spiega come si fa, quali sono le procedure, quali sono le maggioranze necessarie».

«Dall'Assemblea costituente - conclude Fini - viene un insegnamento per la politica attuale: cercare di raggiungere delle sintesi, delle intese di alto profilo, avendo a cuore l'interesse generale. Ci riuscì l'Assemblea costituente e ne abbiamo avuto benefici nel corso di questi decenni».

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