8 marzo 2021
Aggiornato 23:00
Farmaci, l'AIFA diffonde dati su reazioni avverse: quasi raddoppiati in tre anni

LAV: «Confermata l’inattendibilità della sperimentazione animale»

«E’ l’uomo la vera cavia»

Secondo l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) gli eventi avversi da farmaci sono praticamente raddoppiati tra il 2006 e il 2008, passando da 108 segnalazioni per milione di abitanti a 196, con un trend in aumento anche nel 2009, (1150 casi solo in aprile).

«Questi dati allarmanti, diffusi dall’Ufficio di Farmacovigilanza dell’AIFA, sono la conferma dell’inattendibilità della sperimentazione animale, e il frutto di un sistema errato di formulazione e messa in commercio di nuovi composti farmaceutici», commenta Michela Kuan, biologa responsabile Vivisezione, della LAV.

I farmaci, infatti, sono una categoria di sostanze chimiche che richiede, per legge, test su animali (fase pre-clinica) e test sull’uomo (fase clinica) prima di poter essere introdotti sul mercato.

I test su animali, però, si rivelano non predittivi per l’uomo, fallendo nel loro intento di predire il risultato sugli umani il 99,7% delle volte (fonte: 2005 - Lindl et al. ALTEX22(3):143-151), portando a conclusioni sbagliate e spesso pericolose.

«L’errore della fase pre-clinica viene riportato e amplificato in fase clinica, con il risultato che il 90% dei farmaci non supera le prove sui volontari, che mostrano effetti avversi che nei test su animali non erano stati rilevati», prosegue Michela Kuan.

«L’etica viene quindi violata due volte, prima con il passaggio sull’animale, che viene sfruttato e violentato fisicamente e psicologicamente durante tutta la permanenza nello stabulario, poi con l’uomo, l’ultima vera cavia, a volte con esiti letali, come confermano i 250mila morti all’anno nei soli Stati Uniti per effetti post-assunzione di medicinali».

Negli ultimi anni, inoltre, si sta osservando un forte spostamento dei test clinici in Paesi meno sviluppati, che sottolinea come il campo della farmacologia agisca dietro un grande motore: il denaro, sfruttando persone povere che chiedono un basso compenso per provare nuove molecole, potenzialmente molto pericolose.

«Il meccanismo che prevede il pagamento dei soggetti che si sottopongono ai test clinici è assolutamente immoraleaggiunge Michela Kuanbisogna tutelare i «volontari» agendo a monte: evitando il passaggio fallace sugli animali e adottando test integrati di metodi alternativi, dimostratisi più predittivi ed efficaci, e sviluppando la farmacogenetica».

Il potenziamento dei metodi alternativi, anche in questo ambito della ricerca, comporterebbe quindi un grande passo avanti nella tutela degli animali e del valore della vita umana.