22 luglio 2019
Aggiornato 01:00

Sandri, parla Spaccarotella: «Io non volevo uccidere nessuno»

L'agente PS: «Ho provato a fare un gesto per far fermare ragazzi»

AREZZO - «Non era mia intenzione uccidere nessuno«: lo ha ribadito Luigi Spaccarotella, l'agente della Polstrada accusato di omicidio volontario per la morte di Gabriele Sandri, il giovane tifoso laziale freddato da un proiettile l'11 novembre 2007 all'area di servizio di Badia Al Pino.

Spaccarotella ha rilasciato una dichiarazione spontanea in aula, senza interrogatorio e contraddittorio: l'agente ha ricostruito quanto accaduto quel giorno, ribadendo di aver agito dopo aver visto una rissa fra tifosi nell'area di servizio opposta, sparando prima un colpo in aria per disperdere i giovani. «Loro sono arrivati prima di me all'autovettura - ha spiegato - e io sono salito sull'aiuola per vedere meglio, avere qualche elemento in più. Allora ho provato a fare un gesto per farli fermare, il gesto istintivo di alzare un braccio, o tutti e due, non ricordo; è passato un anno e mezzo«.

Spaccarotella ha quindi ammesso di essersi reso conto del secondo sparo soltanto quando lo ha sentito: «Non so ben precisare se lo sparo c'è stato mentre correvo oppure a fine corsa«, ha aggiunto, rivendicando ancora una volta le sue buone intenzioni; «non mi sarei mai aspettato, nella mia vita lavorativa, di causare la morte di una persona. Ben lungi da me: io ho sempre lavorato per aiutare le persone«. Secondo l'agente «non c'era la volontà di causare la morte di nessuno, volevo solo fermare quello che stava succedendo, e svolgere il mio dovere di poliziotto al meglio«. Spaccarotella, parlando del momento dello sparo, ha affermato di essere arrivato in affanno alla fine della corsa, «anche per colpa dell'asma che mi perseguita da quando avevo 16 anni»: una volta esploso il colpo, «l'auto è partita e ho pensato 'è andata bene'», ha concluso il poliziotto, dicendo di aver riferito, al ritorno, «di aver sparato un colpo in aria, nel senso che non aveva colpito niente e nessuno«.