20 febbraio 2020
Aggiornato 11:00
Sperimentazione animale

L’UE firma accordo con USA, Giappone e Canada per ridurre uso di animali

La LAV auspica potenziamento dei metodi alternativi per la sostituzione degli animali

Il Centro Europeo per la convalida di metodi alternativi (European Centre for the Validation of Alternative Methods, ECVAM), che fa parte del Centro comune di ricerca della Commissione, ha raggiunto un accordo di cooperazione con i corrispondenti organismi degli Stati Uniti (ICCVAM), del Giappone (JACVAM) e del Canada (Environmental Health Science and Research Bureau) al fine di ridurre il numero di animali coinvolti nella sperimentazione grazie al potenziamento dei metodi alternativi ad essa e dell’iter di validazione e riconoscimento degli stessi a livello internazionale.

La definizione di metodo alternativo si basa sul concetto delle 3R (Replacement, Reduction, Refinement), teorizzato da Russel e Burch nel 1959, pertanto sono considerati metodi alternativi non soltanto quelli che sostituiscono gli animali ma anche quei metodi in grado di diminuirne il numero impiegato in un saggio, oppure diminuire lo stress provocato negli animali, attraverso il raffinamento della procedura.

Anche se sono già disponibili molti metodi alternativi all’impiego di animali a fini sperimentali, è di fondamentale importanza investire nello sviluppo e potenziamento di quest’area di indagine sia per motivazioni etiche che per un progresso scientifico che tuteli, veramente, l’uomo.

La LAV auspica che il ruolo nevralgico dell’ECVAM unito ai corrispondenti organismi statunitensi, canadesi e giapponesi, apporti un’effettiva implementazione dei metodi alternativi che comporti una sempre maggiore riduzione del numero di animali utilizzati nei laboratori con il traguardo della totale sostituzione; infatti nonostante il cambiamento culturale, politico e scientifico che sempre più si ribella alla sperimentazione animale sia per la fallacia del modello sperimentale che per ragioni etiche, i numeri legati a questo fenomeno sono, ancora, elevatissimi ed inaccettabili: 900.000 all’anno in Italia, 12 milioni in Europa e 115 milioni nel mondo.