12 marzo 2026
Aggiornato 11:39

Caffarella, svolta nelle indagini: dna incastra altri 2 romeni

Già riconosciuti da vittime. Firmate ordinanza custodia cautelare

ROMA - Loyos e Racz non c'entrano. I presunti stupratori di San Valentino sono altri due romeni, Ionut Jean Alexandru, 18 anni e Oltean Gavrilia, 27 anni. Con Karol Racz e Alexandru Isztoika Loyos, i due romeni accusati inizialmente dell'aggressione e dello stupro della Caffarella, non avrebbero nulla a che fare. I due romeni sono stati scoperti grazie a un filone di indagine completamente nuovo, portato avanti in totale silenzio dagli uomini della squadra mobile della Questura di Roma.

Il capo della mobile, Vittorio Rizzi, ha atteso la conferma dei test del Dna, il confronto tra quello dei romeni e quello repertato sui vestiti della 14enne violentata, per dare l'annuncio in modo da evitare 'brutte sorprese'. E questa volta sembra che si sia 'fatto centro'. Per i due sono già state firmate dal gip del tribunale di Roma Guglielmo Muntoni le ordinanze di custodia cautelare. La squadra, ha spiegato, ha lavorato sulla «serialità»: le indagini si sono concentrate sulla ricerca di qualcuno che avesse compiuto delle rapine simili nella zona della Caffarella nei giorni immediatamente precedenti e successivi al 14 febbraio. E' stato così che sono arrivati ad Ionut e Oltean. Il giorno prima dello stupro, infatti, i due avevano rapinato, armati di bastoni, quattro ragazzi al parco Scott. Poi lo stupro alla Caffarella. Ma non si sono fermati: il 15 febbraio un'altra rapina, ai danni di una coppietta, questa volta al parco Lemonia. In tutti i casi avevano lasciato le vittime senza telefonini e in alcuni casi anche senza scarpe.

A tradire i due è stata un'imprudenza del più giovane, che ha inserito la propria carta sim in uno dei cellulari rubati il 15 febbraio. È stato così che la mobile è arrivata fino a lui. Il diciottenne, poi, ha fatto il nome del complice ventisettenne, ma ancora non sapeva di essere accusato dello stupro. Anzi, ha precisato Rizzi, solo questa sera ai due è stata contestata la violenza sessuale, dopo la conferma del test del dna. Le loro foto sono già state mostrate, giovedì sera, alla coppia aggredita a San Valentino, che li ha riconosciuti. Fatale è stata la somiglianza dei due romeni con Racz e Loyos, che ha inizialmente ingannato gli agenti. «Una delle particolarità - ha raccontato il capo della mobile - è che tra i due non c'è mai stata alcuna telefonata. Loro si conoscevano di persona e si incontravano per strada».

Il più giovane, incensurato, parla perfettamente italiano. Ha compiuto i 18 anni da poco ma, ha precisato Rizzi, il giorno di San Valentino era già maggiorenne. Il suo complice, il 27enne, era stato arrestato per ricettazione il 18 marzo a Trieste, per ironia della sorte lo stesso giorno in cui gli investigatori sono arrivati ad A.I.. Attualmente si trova ancora nel carcere di Trieste. Entrambi erano passati in diversi campi nomadi della capitale e negli ultimi mesi vivevano in un capannone alla Fiera di Roma. Intanto ieri è arrivata la sentenza del tribunale del Riesame su Racz e Loyos. Ai due non è più ufficialmente contestato lo stupro di San Valentino. Il tribunale parla di «radicale inattendibilità» del racconto di Loyos, che ha chiamato in causa Racz come coautore della violenza sessuale. Al contrario, il giudice evidenzia «la serietà e la fondatezza storica della ritrattazione» di Loyos del 20 febbraio e «la fondatezza della protesta di innocenza agitata da Karol Racz il 20 febbraio». Il Riesame ha ritenuto poi che la tesi alternativa del pubblico ministero Vincenzo Barba, secondo cui i due romeni avrebbero quantomeno assistito allo stupro o fatto da palo ad altri («partecipazione concorsuale di matrice morale«) «non è approvabile in questa sede incidentale».

Insomma, per quanto riguarda la Caffarella i due potrebbero anche uscire. Senonché Loyos rimarrà dentro per la falsa confessione, che oltre a danneggiare se stesso e Racz, ha anche depistato gli inquirenti. Mentre Racz non potrà uscire dal carcere perché su di lui pende l'accusa per lo stupro di via Andersen, a Primavalle. Il tribunale del Riesame deciderà il 23 marzo se confermare il carcere per lui per questa seconda accusa. Rimane comunque da chiarire quale collegamento ci sia tra Loyos, Racz e i due effettivi autori dello stupro. A parte «diverse somiglianze fisiognomiche», ha spiegato Rizzi, «non abbiamo elementi attualmente per dire se esistano collegamenti». Rimane un punto interrogativo, perciò, chi volesse coprire Loyos con la sua falsa confessione. Tutti di soddisfazione, ovviamente, i commenti politici. «Sono grato alla polizia per lo sforzo fatto», dice il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, per il quale a questo punto è «indispensabile che il Parlamento approvi il ddl approvato a maggio per la creazione di una banca dati nazionale del dna. Serve - sottolinea - per evitare errori ed è utilissimo per reati di questo tipo. Mi auguro che il Parlamento lo possa licenziare nel più breve tempo possibile».

Per il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, «questo risultato dimostra quanto infondata fosse la campagna di denigrazione che è stata costruita sui dirigenti della questura, professionisti validissimi, che stanno riuscendo a risolvere uno dopo l'altro tutti i più difficili casi di criminalità avvenuti nella nostra città. Adesso ci auguriamo che, una volta confermati i risultati di un'indagine, giungano pene esemplari e che non si ripetano incomprensibili atti di clemenza come quelli che hanno portato oggi lo stupratore di Capodanno a tornare in libertà». Proprio oggi, infatti, è uscito Davide Franceschini, il giovane indagato per la violenza sessuale del 31 dicembre alla festa 'Amore09' alla Fiera di Roma. Il gip Guglielmo Muntoni ha di fatto accolto l'istanza di scarcerazione presentata dal difensore. Soddisfatto anche il presidente della Provincia Di Roma, Nicola Zingaretti, che invia i propri «complimenti al questore», sottolineando però che «è altrettanto importante ricordare che indagini così delicate richiedono tempo, che la giustizia deve sempre essere messa nelle condizioni di fare il suo corso e che non si deve cadere nella tentazione di criminalizzare chi è solo indagato prima di aver accertato le responsabilità dei presunti colpevoli». Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo: «L'arresto dei due presunti autori - scrive - dello stupro della Caffarella è la conferma della professionalità delle forze dell'ordine, alle quali va il mio plauso e la mia gratitudine per l'azione quotidiana di contrasto alla criminalità. L'individuazione dei due possibili colpevoli non deve farci però dimenticare - aggiunge - quanto sia importante consentire alle indagini di fare il proprio corso libere da pressioni irrazionali e da giudizi sommari, dettati magari dalla necessità controproducente di cavalcare l'insicurezza dei cittadini».