Università, Leo (FI-PDL): Confusione nella maggioranza sul tema delle violenze
Reazione del centrosinistra all’ordine del giorno che il Consigliere azzurro ha presentano questa mattina in Consiglio
TORINO - «Grande confusione, nella maggioranza, sul tema delle violenze all’università». Con queste parole il Consigliere regionale di Forza Italia-Pdl Giampiero Leo commenta le reazione del centrosinistra all’ordine del giorno che il Consigliere azzurro ha presentano questa mattina in Consiglio.
«L’ordine del giorno che ho presentato – spiega Leo - riprendeva sostanzialmente i contenuti della lettera aperta redatta dai vertici universitari, Rettore in primis, che richiamava principi fondamentali quali: la tutela dei valori della Costituzione Repubblicana; la tutela dell’autonomia dell’Università da qualsiasi pressione o ingerenza esterna; la ricerca di ogni trasparente collaborazione tra le istituzioni dello Stato; la solidarietà nei confronti delle forze dell’ordine per il delicato ruolo che sono chiamate a svolgere; la necessità di definire in via preventiva e nelle sedi opportune modalità operative delle istituzioni pubbliche ispirate ad equilibrio e fermezza; l’impegno ad assicurare l’agibilità delle sedi universitarie non esacerbando il clima senza peraltro tollerare che l’Università sia usata come terreno di scontro e vetrina di chi è a caccia di consenso».
Il documento non è stato approvato dal Consiglio, nonostante abbia ottenuto i voti favorevoli di tutta la minoranza, e anche di alcuni componenti della maggioranza, che lo avevano anche sottoscritto (Moderati e Sdi). «Vi è poi stato il voto di astensione del Pd, per non scontentare l’ultrasinistra, che ha votato contro sostenendo il diritto dei cosiddetti antifascisti di opporsi con qualunque sistema ai loro avversari», precisa il Consigliere. «La maggioranza, condividendo il documento ma non potendolo votare per accordi di scuderia, ha quindi dato un voto di semplice presenza», puntualizza ancora l’esponente azzurro.
«E’ preoccupante – conclude Leo – che la confusione nel centrosinistra sia così grande e le ragioni dell’alleanza con la sinistra radicale così pregiudiziali da non consentire un voto favorevole per un documento che non solo ribadiva valori costituzionali, ma che indicava nel Comitato per la Resistenza e nei presidenti Gariglio e Placido l’organismo atto a intervenire».
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