23 giugno 2024
Aggiornato 04:00

Stupri, Napolitano: Un'infamia sempre, nazionalità non conta

Giorgio Napolitano festeggia l'8 marzo al Quirinale, consegnando l'onoreficenza a otto personalità femminili che si sono distinte nel proprio ambito di competenza

ROMA - La violenza sulle donne è «un'infamia», una «vergogna», e non fa alcuna differenza la nazionalità di chi la compie. Giorgio Napolitano festeggia l'8 marzo al Quirinale, consegnando l'onoreficenza a otto personalità femminili che si sono distinte nel proprio ambito di competenza, e non rinuncia a lanciare un duro monito con riferimento alle ultime vicende di cronaca, che hanno anche suscitato reazioni razziste nella popolazione italiana: la violenza sessuale, dice Napolitano citando Ban Ki Moon, «è un crimine contro l'umanità», che viene compiuto «nel mondo e in Italia: in una parte del mondo in modi orribili, barbarici; in Italia verso donne italiane o straniere non fa differenza, a opera di stranieri o di italiani non fa differenza».

Certo, ammette il Capo dello Stato, in Italia si stanno facendo «passi avanti», anche «sul piano dell'intervento legislativo e dell'azione di Governo». Tuttavia, la violenza sessuale resta «l'ombra più pesante» sulla strada per l'affermazione della parità tra uomo e donna. E non è l'unica: pur evidenziando come la componente femminile «si stia imponendo» in alcuni ambiti, dal sistema della formazione e istruzione a quello aziendale, Napolitano sottolinea che «restano tante ombre: in particolare - ammonisce - quelle della sempre modesta, molto modesta presenza femminile nelle istituzioni rappresentative e in funzioni dirigenti nel mondo della politica».

Senza contare le ombre «sulla strada della parità salariale e innanzitutto della partecipazione delle donne alle forze di lavoro e all'occupazione complessiva». Un quadro reso più complicato dalla crisi, che sembra «aggravarsi» più che «allentarsi», e che può colpire in modo particolare il lavoro femminile: «tema sul quale ancora non si vede concentrarsi abbastanza l'attenzione, la riflessione, l'impegno», bacchetta il Capo dello Stato. La tutela delle donne e dei loro diritti, sottolinea ancora Napolitano, deve inoltre avvenire «nel quadro» normativo fornito dalla Costituzione, «vitale e di assoluta validità in tutta la sua prima parte», e dai suoi principi, ai quali si deve «ispirare la legislazione, la giurisprudenza, i comportamenti effettivi di molteplici soggetti pubblici e privati».

Per il Capo dello Stato, «la democrazia si consolida, si pone al riparo da ogni rischio, si sviluppa com'è necessario, se si rafforzano il ruolo e il contributo delle donne attraverso il più conseguente rispetti e svolgimento dei principi e dei diritti sanciti dalla Costituzione». Da «richiamare», conclude la prima carica dello Stato, «non per qualche omaggio formale ma per un convinto ancoraggio al suo dettato e al suo spirito. Insomma, una Costituzione da far vivere: anche con il decisivo impulso delle donne italiane». Grb