30 agosto 2025
Aggiornato 05:00
I atti del BuonGoverno

Cosa cambia con la riforma federale

Alcune delle molte novità previste nel disegno di legge delega sul federalismo fiscale, che dopo il via libera del Senato approderà alla Camera

Dalla ’bicameralina’ per il parere sui decreti attuativi, all’individuazione di un tetto per la pressione fiscale; dalle funzioni di Roma Capitale, che vede il suo consiglio trasformarsi in «assemblea capitolina», al processo per l’istituzione di 8 città metropolitane, con corrispondente possibile cancellazione delle province, per Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Napoli. Ma soprattutto l’arrivo di maggiore autonomia tributaria degli enti territoriali. Sono queste alcune delle molte novità previste nel disegno di legge delega sul federalismo fiscale, che dopo il via libera del Senato approderà alla Camera.

Ecco i punti chiave:
Da spesa storica a costo standard. L’obiettivo della norma é quello di assicurare autonomia di entrata e spesa agli enti locali in modo da sostituire, gradualmente, per tutti i livelli di governo, il criterio della spesa storica con quello dei costi standard per i servizi fondamentali che devono costare ed essere erogati in modo uguale in tutto il Paese. Si passa così dal meccanismo dei trasferimenti a quello delle compartecipazioni ai tributi erariali.

Compartecipazioni e tributi propri. Le autonomie locali, per l’erogazione dei servizi, fanno ricorso al fondo perequativo, alla compartecipazione a tributi erariali e a tributi propri. Nel caso dei comuni è previsto un mix di compartecipazione a Iva e Irpef. Il ddl prevede in ogni caso una tendenziale limitazione delle compartecipazioni alle sole spese per garantire le funzioni essenziali.
Autonomia fiscale e tetto tasse. L’obiettivo della riforma é quello di dare autonomia tributaria agli enti territoriali ma, facendo attenzione, a non aumentare la pressione fiscale. La norma prevede, quindi, che, attraverso i decreti attuativi, «sia garantita la determinazione periodica del limite massimo della pressione fiscale, nonché del suo riparto tra i vari livelli di governo». E si prevede anche una clausola la quale prevede che non vengano prodotti aumenti della pressione fiscale complessiva anche nel corso della fase transitoria del provvedimento.

Lotta ed evasione fiscale. Il ddl prevede il «coinvolgimento dei diversi livelli istituzionali nell’attività di contrasto dell’evasione fiscale» e l’individuazione di adeguati meccanismi diretti a coinvolgere regioni ed enti locali nell’attività di recupero dell’evasione fiscale.
Roma capitale. Arrivano norme specifiche per la capitale. Il consiglio comunale di Roma sarà chiamato «assemblea capitolina» e il suo status sarà regolato da una apposita legge dello Stato. Vengono indicate le funzioni amministrative della capitale - dal concorso alla valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali all’edilizia pubblica e privata alla protezione civile - e l’attività dovrà tener conto dei vincoli delle normative regionali,statali, costituzionali e comunitarie. A Roma Capitale viene inoltre attribuito un patrimonio commisurato alle funzioni,anche attraverso il «trasferimento, a titolo gratuito, dei beni appartenenti al patrimonio dello Stato non più funzionali alle esigenze dell’Amministrazione centrale».

Otto città senza province. Viene delineato il processo per l’istituzione di 8 città metropolitane: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Napoli. L’iter, che prevede anche un referendum consultivo della popolazione, potrebbe anche portare - è previsto esplicitamente - alla cancellazione delle corrispondenti province.
Patto di convergenza. Il governo, previo confronto e valutazione congiunta in sede di Conferenza Unificata individua un percorso dinamico di convergenza ai costi e fabbisogni standard detto ’patto di convergenza’ che è presentato insieme al Dpef alle Camere e che enti sono tenuti a rispettare. In caso di mancato raggiungimento lo Stato accerta le motivazioni degli scostamenti e stabilisce le azioni correttive da mettere in atto. Una sorta di ’patto di convergenza’ è prevista anche per il settore delle infrastrutture con norme di salvaguardia specifiche per le isole.

Premi e sanzioni per enti virtuosi e non. Il testo prevede sanzioni fino al commissariamento per comuni, province e regioni inadempienti, e un «sistema premiante» nei confronti di chi a fronte di un alto livello dei servizi sia in grado di garantire una pressione fiscale inferiore alla media degli enti del suo livello. Per gli enti ’virtuosi’ sono concesse anche deroghe al patto di stabilità interno per spese in conto capitale.
Funzioni comuni e province. Nel disegno di legge vengono definite le funzioni essenziali per Comuni e province, in attesa dell’approvazione della Carta delle Autonomie.

Bicameralina. A dare il parere sui decreti attuativi sarà una commissione bicamerale, composta da 15 deputati e 15 senatori nominati dai presidenti delle Camere. La composizione della commissione deve in ogni momento rispecchiare in ogni momento la proporzione dei gruppi parlamentari. La ’bicameralina’ lavora avvalendosi della consulenza di un comitato esterno con rappresentati delle autonomie territoriali nominato dalla Conferenza Unificata. Il governo, se non intende conformarsi ai pareri di questa commissione come di quelle economiche che saranno investite di questo compito, deve rimettere i testi alle Camere ma dopo 30 giorni dalla nuova trasmissione può comunque adottare i decreti in via definitiva.