12 novembre 2019
Aggiornato 21:30
Giuliano Amato - Lettera a «Il Corriere della Sera»

Costituzione e modello spagnolo

«La Costituzione italiana ha sessant'anni, quella spagnola ne ha trenta»

Caro direttore, l'anagrafe non lascia dubbi: la Costituzione italiana ha sessant'anni, quella spagnola ne ha trenta.
Eppure, se vogliamo capire quale delle due si è avvalsa dell'esperienza dell'altra, la data di nascita ci porta fuori strada. Nella realtà, fra le due costituzioni (e fra le esperienze costituzionali che ne sono nate) c'è uno stretto legame che si è rinnovato nel tempo ed ha creato fra di loro un processo circolare, che sta continuando. E grazie a tale processo i nostri due Paesi continuano ad imparare l'uno dall'altro.

Intanto, una delle parti più innovative della Costituzione italiana —- l'ordinamento regionale — venne scritta traendo ispirazione dalla Costituzione spagnola del 1931. Non era una fotocopia, c'erano importanti rielaborazioni, ma la fonte era quella. Trent'anni dopo, sarebbe stato il Costituente spagnolo a riprendere, per le sue comunità autonome, il regionalismo italiano, ovviamente modificato e portato più avanti con la previsione delle autonomie speciali. E nel 2001 la possibilità di estendere le autonomie speciali oltre a quelle inizialmente previste sarebbe stata inserita con una legge costituzionale nello stesso regionalismo italiano. Ma non è finita qui. Pensiamo alla forma di governo e cioè ai rapporti fra Capo dello Stato, Governo e Parlamento.

La Costituzione italiana fu adottata nell'immediato dopoguerra da una Assemblea nella quale i maggiori partiti avevano profonde differenze sulle prospettive future (occidentale e liberaldemocratica la Democrazia cristiana, protesi verso il superamento del capitalismo i comunisti e i socialisti). Di conseguenza l'unità fra di loro si poté realizzare soltanto nella limitazione dei poteri di chi avrebbe conquistato la maggioranza nel primo Parlamento repubblicano.

Ci fu chi segnalò la necessità di rafforzare l'Esecutivo davanti al Parlamento, per evitare le degenerazioni frazionistiche del parlamentarismo che negli anni '20 avevano aperto la strada al fascismo e al nazismo. Ma non fu ascoltato e la forma di governo italiano, fondata su un unico potere, quello dei partiti e degli equilibri (proporzionali) fra di loro, ebbe più checks and balances che poteri istituzionali da bilanciare. Di qui per molti decenni la instabilità e quindi l'elevato turn over dei governi, le votazioni ogni volta ripetute per eleggere i Presidenti della Repubblica, il potere di ricatto dei piccoli partiti o di frazioni dei grandi in Parlamento.

La Costituzione spagnola, nata 30 anni dopo, ha potuto tener conto della difficile esperienza italiana e di quelle che nel frattempo avevano preso corpo negli altri maggiori Paesi europei: in Francia, dove si era partiti con una Costituzione ancora più debole di quella italiana per poi superarla con quella della V Repubblica, addirittura sbilanciata a favore del Presidente della Repubblica e del Governo; e soprattutto in Germania, dove la Legge Fondamentale del 1948 aveva adottato tutti gli accorgimenti di razionalizzazione del parlamentarismo che in Italia erano stati rifiutati.

La Costituzione spagnola guardò dunque all'Italia per le Regioni, ma molto più altrove per la forma di governo. E dotò la Spagna di un assetto costituzionale che è invidiabile per efficienza ed equilibrio: legge elettorale proporzionale, che tuttavia favorisce l'aggregazione in grandi partiti e riduce drasticamente il frazionismo.
Governo che dipende dalla fiducia del Parlamento, ma può nascere con il sostegno della maggioranza semplice dello stesso Parlamento e può essere rimosso, come in Germania, solo con una mozione costruttiva e cioè con la precostituita indicazione dell'alternativa.

L'Italia ha bisogno di arrivare al più presto a soluzioni di questo tipo. Non è più instabile come un tempo, perché ha cambiato la legge elettorale e ha rafforzato così i maggiori partiti. Ma non ha cambiato le regole costituzionali, con il risultato che c'è oggi una pericolosa asimmetria tra la forza politica di chi vince le elezioni e gli equilibri istituzionali disegnati dalla Costituzione.
E' una asimmetria da rimuovere e, per farlo, questa volta dovrà essere l'Italia ad attingere all'esperienza costituzionale spagnola. Il processo circolare di interazione costituzionale fra i nostri due Paesi continua. E sono certo che continuerà anche in tema di regionalismo. Siamo entrambi alle prese con richieste crescenti di autonomia, nelle quali si frammischiano giuste ragioni di migliore articolazione della democrazia e populistiche ribellioni alle ragioni dell'unità e della solidarietà nazionale.

Sapersi muovere tra questi scogli è essenziale per il nostro futuro. E tenere d'occhio ciascuno la rotta dell'altro potrà servire ad entrambi.