15 dicembre 2019
Aggiornato 00:00
Studio FORMEZ e UIL

Il 43% della spesa pubblica è già oggi di competenza delle Regioni

I Bilanci Preventivi 2008 delle Regioni

«Verso il federalismo fiscale: i conti delle Regioni». Può essere riassunto in questo slogan, il perchè di questo studio elaborato congiuntamente dal FORMEZ e dalla UIL.
D’altronde Il federalismo fiscale è una riforma che riguarda da vicino la vita concreta delle persone, ma al tempo stesso, si presenta come una riforma di difficile comprensione per i cittadini.

Ciò, per tanti motivi è inevitabile, perché i concetti in gioco sono complessi, senza considerare che in tutti questi anni si è sviluppata, su questo tema un ampia discussione, ma solo fra gli addetti ai lavori, tra i politici, per cui alcuni termini «specialistici», sono entrati solo da poco nel discorso giornalistico e nei discorsi comuni dei cittadini.

Sinteticamente, il concetto di base che sta alle fondamenta del federalismo fiscale è di per sé molto chiaro: una quota rilevante delle tasse che vengono pagate dai contribuenti deve restare allo stesso territorio, e, quindi a vantaggio di quegli stessi cittadini.

Questo assetto dovrebbe stimolare gli Amministratori Locali ad avere comportamenti più efficienti e responsabili.

Ma è quando si entra nei meccanismi, di come dovrebbe avvenire e, soprattutto, quando a fianco a questi si scrivono le cifre, che il discorso si fa più complicato.

Per questo abbiamo realizzato lo studio, per ora limitato all’analisi dei dati finanziari delle Regioni.

Uno studio finalizzato alla comprensione delle scelte politiche che indirizzano la costruzione dello strumento fondamentale di ogni Amministrazione: il proprio BILANCIO.

Non è facile presentare una mole di dati complessi, che spesso sono di difficile lettura anche per gli «addetti ai lavori».

Diceva Tocqueville: «il punto di convergenza tra politici e cittadini è il bilancio, il quale dovrebbe essere sempre appeso sulle pareti dei Comuni».

Ci associamo completamente a questo concetto, con un’aggiunta: essi dovrebbero essere, oltre che pubblici, anche di facile lettura per i cittadini.

D’altronde quando gli Assessori Regionali detengono un potere di spesa, in alcuni casi superiore a quello dei Ministri (si pensi agli assessori alla sanità), la conoscenza delle politiche regionali nel loro insieme, diventa fondamentale, per la tenuta del reddito delle persone, per lo sviluppo economico, per la coesione del Paese.

Questo a maggior ragione dal momento che le Regioni hanno un «fatturato» pari al 43% del Bilancio dello Stato e che per il 2008 ammonta a 212,3 Miliardi di euro.

Su questi dati occorre considerare le diverse specificità come, ad esempio, le Regioni a Statuto Ordinario da quelle a Statuto Speciale, dove le entrate e le uscite seguono dinamiche differenti. Infatti, queste ultime pagano direttamente alcune spese per il personale come ad esempio la scuola, facendo così lievitare la spesa istituzionale. Occorre, altresì, considerare la disomogeneità dell’iscrizione delle poste di bilancio tra le varie Regioni.

Nella lettura dei dati non si può non tenere conto anche della differenza tra Centro-Nord e Mezzogiorno (comprendente 8 Regioni), perché i bilanci delle Regioni sono fortemente influenzati dalla ripartizione e dall’utilizzo dei Fondi Strutturali Europei (FEASR, FSE, FESR) e dalla ripartizione del Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS), ripartizione che rispetta la chiave di riparto di queste risorse e che vede le Regioni Meridionali destinatarie dell’85% del totale di queste risorse, a fronte del 15% delle Regioni del Centro-Nord.

Da tenere presente, inoltre, per quanto riguarda le entrate, anche l’autonomia impositiva delle Regioni. Infatti le Regioni dispongono di 14 Tributi propri sui quali hanno facoltà di deliberare le aliquote e/o le tariffe.

Certo, non può sfuggire il fatto, quando si affronta il tema delle «Finanziarie Regionali», di come la spesa per la sanità condizioni i dati di bilancio, essendo questa la voce più consistente dei bilanci delle Regioni, dal momento che assorbe oltre la metà del totale della spesa e i 2/3 della spesa corrente. Bisogna altresì tenere presente, come il deficit della sanità in 4 Regioni (Lazio, Abruzzo, Campania e Sicilia) condizioni fortemente alcuni dati di bilancio. Soprattutto per quanto riguarda la spesa dei servizi alla persona, l’accensione di nuovi mutui e, in alcuni casi, la riduzione drastica delle spese.

Scarica lo studio (PDF)