4 aprile 2020
Aggiornato 05:00
L’apporto degli impianti cloro-soda all’inquinamento ambientale da mercurio è evidente

Sequestro impianto cloro soda della Caffaro in Friuli

Legambiente: «Ora procedere alla riconversione di tutti gli impianti che ancora utilizzano il mercurio»

Il sequestro dell’impianto Caffaro dimostra che la riconversione degli impianti cloro soda che utilizzano mercurio non può più essere rimandata. In un Paese che si dice moderno non può esserci un’industria chimica che utilizza ancora una sostanza pericolosa come il mercurio quando è disponibile una tecnologia, quella a membrana, che permette di evitarne l’uso. L’abbandono del mercurio è necessario per la tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente ma rappresenta anche un importante opportunità per l’Italia di avere un sistema industriale più sostenibile e competitivo sui mercati globali».

Così Stefano Ciafani, responsabile scientifico nazionale di Legambiente, commenta la notizia del sequestro di uno dei più grandi impianti di produzione di cloro soda, di proprietà della Caffaro, a Torviscosa (Udine).
Un obiettivo importante quello del progressivo abbandono dell’utilizzo del mercurio nell’industria chimica che Legambiente persegue dalla fine degli anni 80 e rilanciato nel 2005 con la campagna «Stop al mercurio», versione italiana della campagna europea Zero mercury.

Ad oggi – ricorda la nota di Legambiente - degli 8 impianti cloro-soda attivi in Italia solo tre, quelli Ineos - ex Syndial - di Assemini (Ca) e Solvay di Rosignano (Li), l’Altair Chimica a Volterra (Pi) sono stati riconvertiti alla tecnologia a membrana., mentre altri 5 (Syndial di Porto Marghera, Solvay Solexis di Bussi sul Tirino (Pe), Caffaro di Torviscosa (Ud), Tessenderlo di Pieve Vergonte (Vco), fino al piccolo impianto di Picinisco in provincia di Frosinone) non sono stati ancora riconvertiti.

L’apporto degli impianti cloro-soda all’inquinamento ambientale da mercurio è evidente: nell’Europa dei 25 gli impianti per la produzione di chimica inorganica, e tra questi gli impianti cloro-soda, hanno emesso quasi 4,8 tonnellate di mercurio in aria (pari a circa il 15% del totale europeo) e 1,6 tonnellate in acqua (30% del totale). Nel 2005 gli impianti italiani che utilizzavano le celle a mercurio hanno contribuito per il 17% delle emissioni totali nazionali in atmosfera e per il 10% del totale scaricato in acqua.

«Nonostante i rilevanti impatti ambientali di questi impianti siano noti da anni - ha aggiunto Ciafani - le riconversioni procedono a rilento. Bisogna invece velocizzarle in tutti gli impianti italiani perché possano proseguire la loro attività nel rispetto dell’ambiente e della normativa europea senza correre il rischio di una delocalizzazione in Paesi meno esigenti dal punto di vista della normativa ambientale che non farebbe altro che spostare il problema senza risolverlo».

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