Anna Finocchiaro: «Il Pd ancora non c’è»
«Dobbiamo svegliarci. Berlusconi sta portando avanti un affresco politico che colpisce a morte l’Italia»
La capogruppo del partito al Senato avverte: «Dobbiamo svegliarci. Berlusconi sta portando avanti un affresco politico che colpisce a morte l’Italia».
Presidente Finocchiaro, la solidarietà di Berlusconi a Prodi, «colpito» dalle intercettazioni su Panorama le pare sospetta? La legge è in dirittura di arrivo?
«Credo che, al di là se fosse informato della pubblicazione o meno, Berlusconi c’è subito saltato in groppa. Ha grande interesse che il testo del governo sia approvato al più presto».
Una legge che limiti le intercettazioni serve?
«Noi la vogliamo: abbiamo presentato il ddl Casson. Il problema riguarda le finalità. Occorre impedire la pubblicazione di conversazioni personali non attinenti le indagini e di notizie che la magistratura ha interesse a tenere riservate perché turberebbero le indagini. Due finalità legittime: tutelare la privacy, nei limiti del diritto all’accertamento dei fatti e del diritto di cronaca, e non ostacolare le indagini. Il ddl del governo svela che si persegue altro».
Cosa persegue il premier?
«Vuole bloccare l’azione investigativa su reati «sensibili» per lui. Tradisce la necessità di imbrigliare i giudici e la stampa: 3 anni di carcere ai giornalisti sono un segnale chiaro».
Sulla giustizia si prepara un autunno caldo: separazione di carriere e Csm, gradualità dell’azione penale. Cosa farà il Pd?
«Intanto, gli italiani sappiano che tutto ciò non accorcia di un giorno i processi. Sono disponibile a ragionare sui temi, non a toccare la Carta. L’obbligatorietà dell’azione penale è il corollario dell’eguaglianza davanti alla legge: lo lascerei stare. Poi possiamo intervenire sulle priorità da scegliere nell’esercizio dell’azione: come già fatto sul decreto sicurezza. Negli ultimi anni ci sono state due riforme dell’ordinamento giudiziario che hanno affrontato la questione della separazione delle funzioni: vogliamo aspettare di valutarne i risultati o no?».
Come giudica i primi passi del ministro Alfano?
«Mi pare fedele e intelligente esecutore delle direttive di Berlusconi. Mi chiedo se il suo ruolo lo appaghi: vedo un iperprotagonismo di Ghedini, uno dei più attivi coautori della linea sulla giustizia».
Settembre si annuncia difficile per tutti: caro prezzi, stangata bollette, evasione fiscale...
«È lo scenario di un paese fermo. La fantasmagorica Robin Tax non ha raggiunto le pompe di benzina. Il governo deve agire su redditi e pensioni: non ha tutelato il potere d’acquisto, come promesso, e chi riempie il carrello già non pagava l’Ici grazie a Prodi. Vedo solo un’operazione di facciata».
Governo tutto chiacchiere e distintivo?
«Non sono fatti isolati. Non c’è una serie di strappi ma un preciso affresco politico che disegna un Paese. Il lodo Alfano che stravolge il principio di eguaglianza, il tentativo di rendere irrilevante il sindacato, le scelte di politica economica contro la gente comune: sono atti che colpiscono a morte l’Italia. Di fronte a ciò, le famiglie da 1400 euro al mese dovrebbero trovare nel Pd un interlocutore attento e capace».
Non le pare invece che la voce del Pd, liti a parte, sia un po’ flebile?
«C’è necessità di rafforzare il partito, dargli gambe e braccia. Dobbiamo essere interlocutore non di un blocco sociale ma dell’intero Paese. Il quadro istituzionale, politico ed economico del PdL è fatto di un premier che non vuole limiti, di propaganda e mistificazione. Può uccidere l’Italia».
E il Pd se ne rende conto?
«Non sempre, a volte vedo opacità. Deve svegliarsi. Abbiamo compiuto un’operazione politica importante. Forse si è offuscato il senso della missione».
La Festa di Firenze è stata ribattezzata dai maligni la festa del partito che non c’è...
«Il Pd non c’è. Non c’è ancora. Non ha ancora attecchito. Va accelerata la costruzione, va radicato nel territorio, bisogna decidere democraticamente...».
Con il congresso, o questo tema è una foglia di fico?
«Io vorrei una sede che diventi luogo di iniziative concordate. Dobbiamo decidere la linea politica definitiva, il programma di lavoro per i prossimi 2 anni. Non mi piace subire l’iniziativa berlusconiana: voglio un progetto che vada fino in fondo».
L’impressione è che i litigi dell’Unione si siano trasferiti fuori dal Parlamento nel Pd...
«Vedo smarrimento tra i militanti. Le correnti esistevano anche nel Pci, ma temo che oggi la faccenda anziché il massimo del pluralismo diventi la moltiplicazione dei fortilizi dove ognuno conta le proprie truppe in attesa della sfida finale».
Così non si implode?
«Esatto. Basta col guardarsi dentro. L’orco, il pericolo per l’Italia, è fuori».
Alla fine di un’estate rissosa emerge una diarchia tra partito e amministratori locali. Sarà la sfida finale?
«È il rischio che vedo. Non il partito dei sindaci, ma dove non c’è un governo politico arriva la supplenza di quello istituzionale. Ho letto Domenici: «noi siamo eletti dal popolo, noi siamo qui e dobbiamo governare, faremo da soli se non c’è altro»».
Tornerà in Parlamento il testamento biologico. La scelta di uscire dall’aula non è piaciuta agli elettori. Cosa farete stavolta, con la Binetti già pronta a votare con il PdL?
«La nostra uscita dall’aula non fu un atto di rinuncia. Ma ritengo che la priorità sia avere una legge entro fine anno. Materie così delicate, riguardanti il destino di esseri umani, non possono essere decise dal singolo giudice. Bisogna uscire dalla casualità. Per questo io sono disponibile a discutere fino in fondo tutto, anche il punto controverso dell’alimentazione forzata».