8 dicembre 2019
Aggiornato 13:30
rapporto

Innovazione e digitale: siamo sicuri di saperne abbastanza?

I dati emersi dal rapporto Agi Censis continuano a fotografare un'Italia a macchia di leopardo

Innovazione e digitale: siamo sicuri di saperne abbastanza?
Innovazione e digitale: siamo sicuri di saperne abbastanza? Shutterstock

MILANO - Il 2017 è stato l’anno orribile della tecnologia, dice il rapporto Agi. L’anno d’oro per Facebook, Google e Amazon che hanno visto i loro profitti arrivare alle stelle. Ma anche l’anno che ha visto furti di milioni di dati online, i droni come nuove armi di distruzione di massa (usati soprattutto dall’ISIS). L’anno in cui l’intelligenza artificiale ha fatto passi da gigante, aumentando le disuguaglianze, ma soprattutto l’anno in cui alcuni dei maggiori attori del settore (Elon Musk, giusto per citarne uno) gli ha attribuito addirittura il potere di distruggere l’umanità. Oltre alla possibilità di rubare il lavoro a milioni di lavoratori umani. Ora, di fronte a queste evoluzioni, sempre più la comunità sente il bisogno di regole.

Ed è probabile che il 2018 sarà proprio l’anno in cui gli Stati Uniti e l’Europa si muoveranno maggiormente nella direzione di regolamentare i fenomeni. E tassare le imprese digitali, soprattutto quelle che dispongono già oggi di un monopolio. Per dare maggiore sicurezza, per ridurre le disuguaglianze. (Pensate che, in merito alla robotica, il 42% degli italiani sposa la posizione di Bill Gates, secondo cui un robot dovrebbe essere tassato nella stessa misura del lavoratore che sostituisce). Ma cos’altro pensano, gli italiani, dell’innovazione?

In linea generale il quadro rimane abbastanza complesso e a macchia di leopardo. Le percentuali tra favorevoli e contrari, molto sovente, si eguagliano. Un esempio. Per il 51,4% degli italiani i processi di innovazione hanno prodotto nuovi divari sociali, mentre il 47,8% è convinto che abbia contribuito a ridurli. Il 37,8% degli italiani è convinto che processi di automazione sempre più spinti e pervasivi determineranno un saldo negativo di posti di lavoro. Mentre il 33,5% ritiene che genereranno nuove opportunità in uno scenario di nuovi lavori ancora inesplorato. E il 28,5% crede che a cambiare sarà più la tipologia di lavoro. Certo, gli italiani più preoccupati sono quelli che hanno un livello socio-economico e istruzione più bassi. Ma non dimentichiamoci che per l’Eurostat l’Italia è il Paese che ha più poveri in Europa. E per l’Istat gli italiani in povertà assoluta sono quasi 5 milioni. I poveri, invece, sono oltre 10 milioni. Rappresentano quindi una percentuale molto importante e decisiva, nella nostra Penisola.

Guardando all’Italia, ed alla sua capacità attuale di tenere il passo dei paesi più innovativi, si registra una notevole sfiducia. Solo il 9,8% degli italiani ritiene che il gap cumulato in passato si sia ridotto negli ultimi anni. Per contro, un 15,3% di «iper-critici» sposa la tesi che l’Italia sia sprofondando tra i paesi più arretrati d’Europa. Se queste sono le posizioni estreme, la maggior parte degli intervistati sceglie un pro lo intermedio: c’è chi ritiene che il Paese faccia molta fatica, pur a fronte di alcune eccellenze (44,6%), e chi pensa che certi processi siano inevitabili e che l’Italia sia un po’ al traino (29,6%).

Non va meglio quanto a rapporto con la Pubblica Amministrazione. Quasi 1 cittadino su 3 (30,1%) tra quelli che hanno avuto accesso ai servizi digitali, è convinto di non aver ottenuto nessun vantaggio sostanziale rispetto ai servizi erogati attraversi i canali tradizionali (il 30,7% sottolinea vantaggi connessi ad una maggiore "comodità" di accesso). In generale gli italiani sono favorevoli alla digitalizzazione della PA, ma si aspettano che a ciò corrisponda soprattutto una semplificazione delle procedure (29,1%) e una velocizzazione dei processi (25,5% delle risposte).

Un ruolo fondamentale, nel prossimo anno, come abbiamo detto lo avrà la legislazione. Oltre la metà degli italiani (55%) ritiene opportuno introdurre una legge per tassare i profitti generati in Italia dai più grandi del web, ma è un consenso non uniforme in tutte le fasce di età (tra i più giovani la quota è più bassa).  Il 42,1% degli italiani pensa che i robot sottraggono lavoro e non pagano le tasse e questo alla lunga finirà per impoverirci.

La digitalizzazione disintermedia: per oltre il 70% della popolazione la sharing economy nei sui diversi ambiti di applicazione (turismo, mobilità, housing, ecc.) è una soluzione interessante che consente di risparmiare nell'accesso ad alcuni servizi. Di fronte alla prospettiva di aderire a queste opportunità per integrare il reddito familiare o per avviare un’attività imprenditoriale, la percentuale scende rispettivamente al 55,2% e 52,5%.