21 novembre 2019
Aggiornato 05:00
energia

Torino lancia l'Energy Center e punta sull'innovazione: «Eccellenza in Italia e in Europa»

L’Energy Center di Torino ha lo scopo di attrarre capitali, imprese e startup per la ricerca e lo sviluppo di soluzioni innovative e tecnologiche in ambito ambientale

TORINO - Attrarre è la parola d’ordine. Attrarre competenze ed investimenti, ma anche far rifiorire e supportare il tessuto imprenditoriale del territorio, con un sguardo sempre rivolto al futuro. Prende l’avvio oggi, a Torino, l’Energy Center Iniziative del Politecnico di Torino, hub dedicato allo sviluppo, alla ricerca e all’innovazione in ambito energetico, con particolare focus sulla sostenibilità e riduzione dei consumi energetici.

Un investimento complessivo di 20 milioni di euro, sostenuto in gran parte con le risorse della programmazione 2007-2013 dei fondi Fesr (14 milioni) erogati dalla Regione Piemonte e per la restante parte da Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT. Il polo, che sorge all’interno della Cittadella del Politecnico di Torino, è composto da due specifici hub, per complessivi 5mila metri quadrati: l’Energy Center House avrà l’obiettivo di ospitare aziende, startup e pubbliche amministrazioni attive in campo energetico, mentre l’Energy Center Lab è dedicato allo sviluppo e alla progettazione di tecnologie e sistemi energetici sempre più connessi. L’Energy Center di Torino sarà quindi il terminale di una rete di istituzioni, imprese, università, fondazioni che condividono un obiettivo: sostenere la ricerca in questo ambito, condividere soluzioni, attrarre finanziamenti europei, nazionali e privati, affrontare il tema dell’energia sotto i suoi molteplici aspetti.

La scelta della sua presenza nella mappa della città non è casuale, ma risponde all’esigenza di collocarlo in un contesto già fertile e dedicato alla ricerca e all’innovazione, già teatro di recenti ristrutturazioni urbane: un campus universitario vivo e moderno (quello del Politecnico di Torino, ndr.), dove dipartimenti universitari, incubatori di imprese e punti di aggregazione convivono in una miscela tra pubblico e privato già collaudata e dove sono nate in 15 anni 180 nuove imprese. A oggi, invece, sono già insediate nell’Energy Center House sei aziende e istituzioni: EDISON, Energy Security Lab (un laboratorio congiunto tra Politecnico e Presidenza del Consiglio dei Ministri), Eni con un Laboratorio insieme al Politecnico, Eurix s.r.l., FEV ITAIA s.r.l. e I3P – Incubatore di imprese Innovative del Politecnico di Torino. «Uno dei fattori ‘disruptive’ più sentiti del nostro tempo riguarda l'energia, per rispondere a sfide come il cambiamento climatico. L'Energy Center ha tutte le carte in regola per rispondere a queste problematiche, ma anche per creare innovazione e nuovi posti di lavoro - commenta l’Assessore all’Innovazione del Comune di Torino Paola Pisano - Un ulteriore aspetto dal mio punto di vista importante poi è l'apertura verso altre città, per poter esportare questo modello di innovazione in altri territori».

«Un esempio ‘quasi’ unico in Italia e in Europa», come ha affermato il Presidente di Compagnia Sanpaolo Francesco Profumo, dove avviene la commistione naturale «tra ricerca, innovazione e impresa». E che potrebbe portare Torino a guadagnarsi una posizione più autorevole, quanto a Smart City. Già, perché rispetto al 2016 - pur rimanendo nella top ten delle città intelligenti italiane - la capitale sabauda perde una posizione, collocandosi settima, ben lontana dal podio occupato dalla vicina di casa, Milano.

Del resto, il sorpasso è compiuto. Secondo l’ultimo report dell’International Energy Agency (Iea), l’energia da fonti rinnovabili ha superato il carbone a livello di capacità installata: oltre il 50% della power capacity disponibile nel 2015, con un picco record di 153 Gigawatt trainato da fotovoltaico ed eolico. Malgrado gli incoraggianti dati, le startup italiane in ambito energetico stentano a prendere il volo: secondo i dati dell’Osservatorio Startup Hi Tech del Politecnico di Milano, su 180 startup hi-tech finanziate tra 2015 e 2016 appena il 5% appartiene alla categoria cleantech-energy contro il 75% del digitale e il 20% di segmento come le biotecnologie. Potrebbe, l’Energy Center di Torino, incoraggiare la nascita di un settore più profittevole?