7 dicembre 2019
Aggiornato 12:00
Intelligenza artificiale

Il visionario imprenditore Elon Musk dice no all’intelligenza artificiale per soldati robot

Lo sviluppo di tali tecnologie in campo militare scatenerà una terza rivoluzione globale delle guerre, dopo quelle avvenute con l’invenzione della polvere da sparo e delle armi nucleari

Elon Musk, papà di SpaceX Tesla e Open AI
Elon Musk, papà di SpaceX Tesla e Open AI ANSA

Il progresso tecnologico ha sempre avuto, nella corsa agli armamenti, un subdolo alleato che ne ha sempre sfruttato i vantaggi maggiori con il solo scopo di creare, a beneficio delle superpotenze mondiali, una superiorità tecnologica mirata non allo sviluppo globale dell’umanità, ma alla mera supremazia di risorse e conoscenze in campo militare.

In particolar modo l’Intelligenza Artificiale e tutti gli aspetti etici, morali e di utilizzo di questa affascinante, ma al contempo potenzialmente inquietante tecnologia, continuano ad essere nel mirino dela comunità scientifica e politica mondiali, ancora non del tutto capaci di valutare se un futuro invaso da robot e da macchine in qualche modo senzienti, possa essere una prospettiva di sviluppo globale o una serie minaccia all’umanità.

Per questi motivi, per una sorta di istintivo obbligo morale e con la consapevolezza di essere in qualche modo artefici del futuro del genere umano, 116 personalità tra fondatori, scienziati e rappresentanti dei settori dell'IA e della robotica di 26 nazioni diverse, tra i quali il visionario imprenditore Elon Musk (papà di SpaceX Tesla, Open AI), hanno firmato una lettera congiunta per chiedere alle Nazioni Unite di discutere la messa al bando dell’Intelligenza Artificiale negli armamenti e, comunque, una seria e decisa presa di posizione contro la diffusione e l’applicazione delle tecnologie più avanzate per lo sviluppo di armi «autonome».

La preoccupata richiesta, lanciata in occasione dell'inaugurazione della Conferenza Internazionale sull'Intelligenza Artificiale (IJCAI), tenutasi a Melbourne in Australia lo scorso agosto, sottolinea con forza la necessità di un'azione urgente a livello globale, cosa che non si è ancora concretizzata nonostante un simile richiamo, sempre in occasione della stessa conferenza, già si era levato nel 2015 da parte di un nutrito gruppo comprendente i nomi più autorevoli del settore della ricerca universitaria e scientifica mondiale, con in prima linea il celebre scienziato Stephen Hawking, che aveva esplicitamente reso pubblico il proprio dissenso nell’uso di soldati robot nei conflitti militari.

Il nuovo monito, questa volta simbolicamente rappresentato dal volto di Elon Musk, vuole avvisare le Nazioni Unite e la Comunità Internazionale che lo sviluppo di tali tecnologie in campo militare scatenerà una terza rivoluzione globale delle guerre, dopo quelle avvenute con l’invenzione della polvere da sparo e delle armi nucleari.

Una volta sviluppati [gli armamenti autonomi] – si legge nella lettera - consentiranno ai conflitti armati di essere combattuti su una scala più grande che mai, e con tempi più rapidi di quanto gli esseri umani possano riuscire a comprendere. Queste tipologie di armi possono rivelarsi mezzi di terrore, con i terroristi pronti ad utilizzarle contro popolazioni innocenti, ma anche nel caso in cui qualcuno riesca a prenderne il controllo, scatenando comportamenti e reazioni impreviste ed indesiderate.

Non ci resta molto tempo – hanno continuato gli scienziati – una volta scoperchiato questo vaso di Pandora sarà difficile richiuderlo e porre rimedio a tutte le possibili conseguenze.

Gli esperti, infatti, hanno avvertito il mondo intero che la tecnologia dietro all’Intelligenza Artificiale ha raggiunto livelli così elevati che tali scenari apocalittici, con armi e soldati robot, potrebbero vedere la luce in pochi anni e non nello spazio di decenni, per cui è davvero fondamentale muoversi in anticipo per porre un freno a ciò che potrebbe, come nei più visionari ed inquietanti film fantascientifici, rappresentare un serio pericolo per l’intero genere umano.