15 dicembre 2019
Aggiornato 08:30
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Il diritto digitale alla città: come i dati cambiano noi e le nostre abitudini

Ogni giorno il cittadino digitale lascia numerose tracce delle sue abitudini e dei suoi gusti. Un evento per prendere coscenza della realtà che ci circonda

Il diritto digitale alla città
Il diritto digitale alla città Shutterstock

TORINO - Anche i dati sono beni comuni. Non solo i dati delle pubbliche amministrazioni, ma anche quelli che produciamo spesso senza saperlo e perdendone subito il controllo hanno un enorme potenziale per la collettività e per i singoli cittadini. Ma il loro valore pubblico è ancora misconosciuto.

Eppure si tratta del nostro diritto digitale alla città, come recita il titolo di una raccolta di 8 brevi saggi e un glossario sui temi delle trasformazioni digitali in atto nella vita quotidiana e privata di tutti, al punto da diventare materia comune. Oggetto di rilevanza pubblica. Openpolis ha voluto facilitare la diffusione in Italia di alcune riflessioni presentate con lo stile agile e provocatorio del pamphlet per uscire dall’ambito ristretto degli addetti ai lavori e arrivare a tutta la società. Con l’obiettivo promuovere una più diffusa cultura dei dati e chiamare a raccolta idee e ulteriori spunti, generare nuove occasioni di dibattito in cui far circolare informazioni e idee sui cambiamenti in atto.

Ogni giorno il cittadino digitale lascia numerose tracce delle sue abitudini e dei suoi gusti. Pubblicando foto, descrivendo stati d’animo su un social network, consultando mappe sull’indirizzo da trovare e semplicemente spostandosi, prenotando un servizio di trasporto, facendoci portare la cena a casa. I dati che ci riguardano, quelli amministrativi e quelli che produciamo usando un qualsiasi smartphone, sono al centro di processi economici e sociali. Viviamo immersi nei dati che noi stessi produciamo ma quanti sono davvero consapevoli della quantità di informazioni personali che rimangono immagazzinati in banche dati di piattaforme proprietarie?

Primo passo, dunque, è la conoscenza dei processi di produzione e conservazione dei dati. Per poi passare alla riflessione sull’uso che se ne può fare. Delle possibilità che in positivo possono offrire se si riuscirà a metterli a disposizione della collettività. Perché per non essere strumenti passivi dei cambiamenti in atto occorre sapere e agire.

Solo immaginando i dati al servizio di tutti e non solo delle piattaforme proprietarie si possono scongiurare le visioni distopiche sulla società del controllo e il potere imperante degli oligopoli. Il «diritto alla città» prevede che coloro che la vivono possano progettare la città che vogliono abitare. Per cominciare a riflettere sulla necessità di ambientare le rivendicazioni di diritti e le lotte politiche anche nelle rappresentazioni digitali delle città di mattoni e cemento.

Il primo appuntamento è fissato per il 25 ottobre al politecnico di Torino, nell’ambito dei Nexa Lunch Seminar. Un altro incontro è previsto il 28 ottobre, sempre a Torino, all’interno del Linux Day.