26 maggio 2019
Aggiornato 02:00
social network

C'era una volta il padre di Sarahah (che però è fallito)

E' il tormentone social di questa estate, un'app che permette di mandare messaggi restando nell'anonimato. Qualcuno aveva già tentato di farlo anni fa, senza riuscirci

MILANO - E’ il fenomeno del momento, che arriva in una torrida estate in cui gli spiriti lavorativi si placano e c’è voglia di frivolezza, soprattutto in questo periodo, quando le aziende chiudono e ci si ritrova, con i piedi a mollo, ad avere molto più tempo libero. Stiamo parlando di Sarahah, l’app ‘tormentone’ che permette di esprimere, in anonimato, la propria opinione nei confronti di una determinata persona. Sviluppata oltre un anno fa dal saudita Zain al-Abidin Tawfiq, sta salendo alla ribalta in queste settimane, anche relativamente ai pericoli ad essa connessa (cyberbullismo, per cominciare).

I messaggi anonimi di Sarahah
Nata come un semplice sito internet, dopo essersi diffuso col passaparola nei paesi arabi, il salto di qualità è avvenuto lo scorso giugno con l’arrivo dell’app, ma l’esplosione definitiva è arrivata con l’ultimo aggiornamento di Snapchat che ha permesso l’inserimento di link esterni. Stiamo parlando, secondo quanto dichiarato da Tawfiq, di 14 milioni di utenti registrati, con circa 20 milioni di visitatori unici conteggiati tra app e sito internet. Il funzionamento di Sarahah è estremamente elementare. Una volta scaricata l'applicazione, occorre effettuare la registrazione. Questa operazione, dovendo scegliere un nickname, genera il link da condividere sui social attraverso il quale chiunque, anche senza iscriversi, potrà inviarvi un messaggio in completo anonimato.

L’anonimato (più o meno)
A livello tecnico l’app lascia alquanto a desiderare: la ricerca dei profili è piuttosto scarsa. L'app permette già oggi di offrire l'accesso al proprio profilo solo agli utenti autorizzati o di bloccare gli utenti più fastidiosi. E non c’è dubbio che il successo di questo ‘social network’ derivi semplicemente dal fatto che l’anonimato permette agli utenti di sfoderare la propria parte più spiacevole senza preoccuparsi delle conseguenze. Non c'è un vero e proprio feed e non si possono seguire altri utenti, ma è presente una lista dei messaggi inviati, ricevuti e preferiti. Di default poi ci si rende disponibili a ricevere messaggi da chiunque, ma nelle impostazioni si può scegliere di restringere la cerchia a chi ha un account su Sarahah e ci si può anche escludere dai risultati di ricerca. Un fenomeno sociale che, potrebbe però, avere durata molto breve. Un po’ come lo è stata la ‘bolla’ di Pokemon Go lo scorso anno.

Il padre di Sarahah, fallito
Non è la prima volta, infatti, che applicazioni di questo genere tentano la scalata. Nel 2013 un clamore simile, considerando il numero decisamente più ridotto di smartphone in uso alla popolazione e il lancio in versione beta, lo aveva avuto Saymetruth, un social network di origini armene fondato sul presupposto che tutti potessero scambiarsi messaggi e opinioni restando nell’anonimato. L’attività di messaging poteva svolgersi sia attraverso registrazione sul sito, sia tramite login di Facebook oppure direttamente senza registrazione. Nell’ultimo caso era sufficiente digitare il nome della persona a cui si voleva inviare il messaggio, in modo del tutto anonimo, dimostrare di conoscere effettivamente quell’utente digitando il suo numero di telefono o semplicemente avendola nella lista di amici di Facebook. E voilà, il sito permetteva di inviare messaggi senza essere rintracciati. Perché parliamo al passato? Perché il sito in questione non esiste più, anche se è difficile trovare sul web articoli o dati che ne giustificano il fallimento, malgrado il suo esordio fu ampiamente raccontato dai media. Che queste siano le stesse sorti che attendono Sarahah? E’ difficile dirlo, soprattutto perché nei quattro anni trascorsi sono di molto cambiate anche le abitudini ‘social’ degli utenti.

Il paradosso sociale
Ancora vivo, anche se finito un po’ nel dimenticatoio, è Ask.fm, servizio di rete sociale basato sull’interazione domanda-risposta lanciato il 16 giugno 2010 da Mark Terebin. Anche in questo caso il servizio è basato principalmente sull’anonimato, benché lo scopo del sito sia quello di scrivere domande sul profilo degli altri membri e seguire amici senza che loro lo sappiano. Non se la passa bene neppure Whisper, uno dei social network anonimi più famosi. L'app lanciata da Michael Heyward e Brad Brooks nel 2012 è arrivata a totalizzare 20 milioni di utenti mensili, soprattutto fra gli adolescenti, ma ora sta attraversando un periodo difficile. Come riporta TechCrunch, l'azienda ha infatti licenziato in questi giorni il 20% dei dipendenti. L’ascesa e il declino di queste app o siti internet è, tuttavia, legato a un paradosso: il principio dell’anonimato, infatti, è in contraddizione con la natura stessa dei social network che, in questi anni, hanno imposto il concetto dell’apparire. Inoltre, come ha osservato The Verge, molti stanno già utilizzando l'app per fare commenti positivi, costruttivi, complimenti o semplici scherzi tra amici. Quale sarà, quindi, il futuro di Saraha?