27 giugno 2017
Aggiornato 02:00
innovazione sociale

Cos'è Meet, il chatbot che aiuta i rifugiati a integrarsi

l chatbot Messenger si sviluppa sotto forma di quiz a livelli con un grado di complessità maggiore a mano a mano che si prosegue: si può partire dalla traduzione di una parola sino ad arrivare a concetti più complessi

All Industries
All Industries (Codemotion)

ROMA - Ammontano a circa mezzo milione i richiedenti asilo che, dagli anni ’90 a oggi, hanno fatto ingresso in Italia. Attualmente, secondo le statistiche dell’Associazione Carta di Roma, i rifugiati (coloro che hanno quindi avuto risposta positiva dallo Stato secondo le tre modalità previste: status di rifugiato, protezione sussidiaria e umanitaria) nel nostro Paese ammontano a 131mila. Un numero esiguo che, tuttavia, non prende in considerazione chi entra nel nostro Paese in modo irregolare. Nel 2016 sono 180mila le persone che sono arrivate in Italia, principalmente via mare. E la nostra Nazione è, senza dubbio, quella che risente maggiormente dei flussi migratori e necessita di maggiori soluzioni, anche tecnologiche, per favorire l’integrazione tra italiani e rifugiati.

Meet il chatbot per rifugiati
Su questo ultimo pilastro si basa Meet, il chatbot che ha vinto l’hackathon Techfugees svoltosi a Roma con la collaborazione di Codemotion e supportato da UNICEF e Facebook, e realizzato da All Industries, la prima startup italiana dedicata allo sviluppo e implementazione di chatbot. Obiettivo della sfida era creare applicazioni tecnologiche che permettessero una maggiore integrazione tra i millennials italiani e i coetanei rifugiati: «Abbiamo pensato che senza conoscersi reciprocamente è impossibile riuscire a integrarsi - ci racconta Giulio Maria Pezzini di All Industries - . Abbiamo creato quindi una soluzione a steps che parte da un chatbot con il quale il rifugiato può imparare la lingua e la cultura italiana».

Un quiz di lingua e cultura
Il chatbot Messenger si sviluppa sotto forma di quiz a livelli con un grado di complessità maggiore a mano a mano che si prosegue: si può partire dalla traduzione di una parola sino ad arrivare a concetti più complessi. Una vera e propria conversazione che l’utente può sviluppare attraverso una semplice chat su Messenger anche su più argomenti di cultura italiana, come ad esempio cucina e sport. «E’ proprio grazie a queste domande e ai nostri algoritmi di intelligenza artificiale che riusciamo a capire gli interessi dell’individuo e, in aggiunta alle informazioni che recepiamo da Facebook, siamo in grado di profilarlo».  

Screenshot
Screenshot (All Industries)

L’incontro per l’integrazione
Lo step successivo alla profilazione è rappresentato dall’incontro fisico con le persone per favorire una vera e propria integrazione anche, e soprattutto, nel mondo reale. «Abbiamo creato un piccolo portale di eventi dove la community può inserire gli annunci e creare delle piccole occasioni di incontro come una partita di calcetto o una corsa in compagnia nel parco - ci racconta ancora Giulio -. Quando sappiamo, grazie al nostro chatbot, che l’utente ha una buona dimestichezza con la lingua italiana lo mandiamo a fare questi eventi in modo tale che abbia la possibilità di integrarsi meglio. Probabilmente ci appoggeremo anche ad altre piattaforme che organizzano eventi cittadini perchè l’obiettivo finale poi è riuscire a far integrare i rifugiati».

Verso il futuro
Ora l’obiettivo della startup che ha a servizio una squadra di tecnici esperti nella realizzazione di chatbot è alla ricerca di fondi per gestire l’aspetto marketing e, soprattutto, portare a conoscenza le persone di questa soluzione. «Non è escluso che ci affideremo a qualche piattaforma di crowdfunding per lanciare una campagna - conclude Giulio -. Oppure ci affideremo a fondi come quello elargito da Horizon 2020».

Cosa fa All Industries
Non si tratta del primo successo per All Industries. Dopo aver vinto l’hackathon organizzato da BNP Paribas lo scorso giugno a Roma, la startup ha coronato una serie di primi posti, tra cui anche il premio Personal Finance e Findomestic a Parigi (sempre nell’ambito del contest BNP Paribas). Il team ha basato la propria tecnologia su sistemi di intelligenza artificiale in grado di interpretare i dialoghi senza alcuni vincolo sintattico o semantico. All Industries ha creato una piattaforma TalkForce che può essere integrata con i social network più utilizzati aiutando quindi le aziende ad agire nella loro cosiddetta confort zone, senza doversi necessariamente servire di call center per rispondere all’utenza. Questo sistema gestisce in contemporanea conversazione illimitate. Il cliente finale può usufruire di innumerevoli vantaggi tra i quali la notevole riduzione dei tempi di attesa e/o il velocizzare l’interazione con l’azienda.