25 giugno 2017
Aggiornato 21:00
lettera aperta

Siamo una nazione da crowdfunding, ma adesso dobbiamo farlo online

Una chiacchierata informale sul crowdfunding sfocia in una riflessione accurata di quanto l'Italia, in realtà, sia fatta - a volte senza saperlo - soprattutto di crowdfunding. Un mercato di cui si sa ancora poco. Ma che vale

Siamo una nazione da crowdfunding, ma adesso dobbiamo farlo online
Siamo una nazione da crowdfunding, ma adesso dobbiamo farlo online (Shutterstock.com)

MILANO - Da quando ho iniziato il mio percorso tra le startup è stata tanta la strada che ho percorso. Un po’ una giungla, per certi aspetti, dove le cose da imparare sono tante e dove, per fortuna dico io, di smettere di imparare non si finisce mai. E qual è uno dei momenti più delicati nel percorso di una startup? Sicuramente quello della ricerca di fondi e, naturalmente, il loro reperimento. Tra le tante opportunità di finanza alternativa, ultimamente, si sente molto parlare di crowdfunding. Un’altra giungla, devo ammettere, ancora piuttosto inesplorata, almeno qui in Italia. Dove la confusione regna sovrana. Malgrado siano tante le startup (ma non solo queste) ad affidarsi al crowdfunding, i dubbi sono ancora tanti. E, allora, l’obiettivo, per noi giornalisti, è quello di fare chiarezza e informazione. Nei tanti eventi e incontri fatti mi è capitato di imbattermi in Ulule, la principale piattaforma di crowdfunding europea che sbarcherà ufficialmente in Italia dal 29 marzo, e di incontrare chi si occupa della sua espansione, come Nicola Furna, appunto Community Manager di Ulule Italia, anche ideatore di ItalianCrowdfunding, portale di informazione specializzato su questo mercato. Tante le opinioni, i confronti e le discussioni fatte in questi mesi. Tante le cose da dire, perché il settore è ampio, e malgrado tutto, esiste già da diverso tempo. Tanto che a una mia domanda «Esiste oggi il crowdfunding in Italia?», Nicola mi dà una risposta secca, che non posso esimermi dal pubblicare.

Se ti dicessi: «Thom Feeney» cosa ti verrebe in mente? Probabilmente nulla, ma la cosa non mi stupisce, d'altronde ci siamo già dimenticati che due estati fa una delle nazioni UE era praticamente sull'orlo del baratro. Manifestazioni violente, disperazione, code interminabili ai bancomat per racimolare gli ultimi risparmi, suicidi. Se ti dicessi: «Varoufakis», magari ti si accenderebbero un paio di lampadine. Eppure, l’altro giorno, Alexis Tzipras era a Roma per festeggiare i 60 anni della nostra Europa, dopo aver gridato per mesi all'ammutinamento. A questo punto ti starai chiedendo, perchè mi parli della Grecia se mi devi raccontare del crowdfunding?

Thom Feeney è il progettista di una delle più straordinarie campagne di crowdfunding mai realizzate (https://www.indiegogo.com/projects/greek-bailout-fund#/). Quasi 2 milioni di euro raccolti in poche ore, senza un progetto solido, senza un video, con una ricompensa da 1.000.000 euro che dava in cambio "solo" la gratitudine di un intero popolo.

Tutti parlano di big data, di come ci muoviamo su internet, di come comprendere i comportamenti. Bene, a luglio del 2015 a livello mondiale c’è stato il più alto picco di ricerche su Google della parola crowdfunding (https://trends.google.it/trends/explore?q=crowdfunding). E tornerai a chiedermi, perchè mi parli di questo se mi devi raccontare del crowdfunding, ma in Italia? Arrivo al dunque: l'Italia è stato tra i primi paesi al mondo a regolamentare il mercato dell'equity crowdfunding, ma è anche uno di quelli in cui ha avuto più difficoltà a svilupparsi (qualcosa comunque sta cambiando). In Italia il picco di ricerche della parola crowdfunding è avvenuto nel dicembre del 2014 ed esattamente il 7 dicembre (https://trends.google.it/trends/explore?geo=IT&q=crowdfunding). Vuoi sapere perchè? E’ bastata una semplice intervista a Giovanni Vacca su Report. Ti chiederai, chi è Vacca? Non lo so nemmeno io, mi spiace.

Lavoriamo in un contesto tecnologico strumentalizzato che sente il peso, eccessivo, dei media tradizionali, causato da un ritardo digitale che rimane incolmabile per via dell'arretratezza di infrastrutture che non permettono una connessione veloce nella maggior parte delle grandi città italiane (per non parlare di quanto fatichino i piccoli poli o tutto il Sud Italia in generale). Le grosse testate gridano al miracolo dello Zuckerberg italiano per un'azienda che ha a conto economico la miseria di 12K per stipendi, e ci fanno anche un film sopra (parlo di Egomnia, ma se ne parlerà tanto e più nelle prossime settimane per poi ricadere nel dimenticatoio). Ma non danno giusto risalto a realtà che dell'innovazione ne incarnano il concetto e ne fanno scuola. Il crowdfunding in Italia è sempre esistito, siamo una nazione di inventori, di pionieri, di validatori di idee e innovatori; una nazione di creativi e creatori, siamo una nazione da crowdfunding. Dobbiamo solo comprendere che adesso va fatto online, e per questo magari ci vorrà un po' di tempo.