imprenditoria femminile

L'impresa giovane è donna e nel web va meglio degli uomini

Cresce il numero di imprese in rosa e secondo l'indagine The future of business le aziende con a capo una donna, nel digitale, andrebbero meglio di quelle guidate da uomini

L'impresa giovane è donna e nel web va meglio degli uomini
L'impresa giovane è donna e nel web va meglio degli uomini ()

MILANO - Se l’impresa resta giovane, lo dobbiamo alle donne che lasciano, fanno, disfano e ricreano. Quelle che non hanno paura di lasciare il posto fisso per inventare, innovare. Ne è la conferma l’ultima analisi della Camera di Commercio di Milano, che ha analizzato lo stato dell’imprenditoria giovanile nella regione lombarda, paragonandolo poi con il resto dell’Italia. Se negli ultimi cinque anni sono calate del 15% le imprese create da under 35, sono aumentate quelle costituite da donne: + 1,4% le giovani imprenditrici in un anno, +6% in cinque, 372 in più in cinque anni. E questo solo in Lombardia che, diciamolo, registra ancora oggi la più alta percentuale di imprese innovative sul territorio.

Le imprese donne crescono in Italia
La stessa Groupon ha realizzato una ricerca che scatta la fotografia di un’Italia di donne intraprendenti: sono oltre 1,3 milioni le imprese femminili nel Belpaese e crescono decisamente più della media nazionale. E sono giovani, dato che la media si assesta a meno di 40 anni (il 13% ne ha meno di 30). E coraggiose: quasi il 50% delle donne ha deciso di lasciare il proprio lavoro da dipendente non tanto perchè fosse insoddisfatta di ciò che stava facendo, quanto piuttosto per mettere a frutto le proprie competenze e sviluppare al meglio gli studi fatti. Il 31%, invece, decide di mettere su un’impresa perchè ha voglia di affermarsi.

Il lavoro per affermarsi
La donna imprenditrice vive il lavoro come strumento fondamentale per la propria realizzazione personale, come dichiara l’86% di loro. E ne sono innamorate. Trovano una forte gratificazione soprattutto nell’essere autonome, come dichiara il 52% di loro, e nel fare quello che davvero sognavano di fare (47%). Il 33% trova nel lavoro anche la propria realizzazione come donna.  Dietro a una grande imprenditrice c’è quasi sempre una famiglia collaborativa. Il 44% delle intervistate ha infatti dichiarato che il sostegno maggiore che ha permesso loro di aprire e continuare a gestire un’attività in proprio arriva da genitori, figli, zii, fratelli; ma anche dal partner, come dichiara il 31% dalle intervistate. Secondo l’indagine, la famiglia non solo non è percepita come un «ostacolo» al successo personale, ma come un grande supporto alla propria realizzazione (59%).

L’impresa donna usa meglio il web
I preconcetti certi, però, sono duri a morire, soprattutto quando si parla di tecnologia e digitale, ambienti prettamente maschili che non vedono di buon occhio la componente femminile. Causa di una tradizione culturale che vede le donne meno agguerrite, meno propense al rischio e quindi meno brave. Ma se si scoprisse, ad esempio, il contrario? E che quindi le donne sarebbero in grado di portare avanti un’impresa meglio degli uomini? L’ipotesi potrebbe essere confermata dall’ultimo aggiornamento dell’indagine The future of business condotta da Ocse e World Bank in partnership con Facebook. Risultato? Le imprese guidate da donne hanno maggiori possibilità e capacità sia di investire all’estero che sfruttare le potenzialità del web. «In genere, le donne non sono viste come i principali consumatori di tecnologia, ma in realtà, stanno usando il digitale più degli uomini per gestire le proprie attività», ha suggerito Luca Colombo, country manager di Facebook in Italia.

Cosa possiamo fare
Non è raro, tuttavia, che le aziende cerchino donne con competenze Stem e facciano fatica a trovarle sul mercato del lavoro. E questo a causa di preconcetti culturali e di formazione che hanno sempre indotto le donne a preferire discipline sociale e umanistiche piuttosto che mettere le mani in pasta su materie scientifiche. «L’Italia ha uno dei tassi di disoccupazione femminile più elevati d’Europa - ci aveva detto in un’intervista Valentina Parenti, co-fondatrice dell’Associazione GammaDonna -. I fattori che determinano questi dati sconfortanti sono da ricercare anche nella difficile conciliazione lavoro-famiglia, problematiche che molti paesi stanno affrontando introducendo forme di smart-working, congedi di paternità obbligatori, formule di lavoro più flessibili che in Italia non riescono ad attecchire». Ciò che possiamo fare è puntare sulla formazione continua, già nella tenera età, cercando di far capire alle donne che posso farlo, che certi campi non sono rivolti solo agli uomini, ma hanno porte aperte per tutti, anche per le donne.