23 febbraio 2020
Aggiornato 21:00
sì al piano industrai 4.0

Paolo Gentiloni e il digitale

Paolo Gentiloni è il primo presidente della Storia della Repubblica ad avere un lungo trascorso di leggi, misure e proposte sulla rete

ROMA - Matteo Renzi ha perso il referendum perché non ha saputo raccogliere i voti dei giovani, eppure è stato il primo premier 2.0 a interagire con la tecnologia e gli strumenti - come Facebook e Twitter - che stanno segnando le nuove generazioni. «Questo è un punto su cui riflettere», ha detto a 'Di Martedì' il giornalista e conduttore televisivo Giovanni Minoli. Un paradosso, se visto dall’esterno, che stupisce. E mentre ci si interroga su come, malgrado l’uso delle tecnologie, Renzi abbia perso quella fetta di popolo giovane che avrebbe dovuto seguirlo di più, emerge il lato «digital» del nuovo premier Paolo Gentiloni.

Già, perché il background di Gentiloni, è da primato: è il primo presidente della Storia della Repubblica ad avere un lungo trascorso di leggi, misure e proposte sulla rete. Un punto a suo favore, che dovrebbe avvicinarlo maggiormente alle nuove generazioni, se non altro per il fatto che sa di cosa parla. Di passi nel mondo digitale Gentiloni ne ha compiuti. Ve li abbiamo un po' riassunti qui. Fatevi anche voi un'idea.

Il filtraggio dei siti web
Paolo Gentiloni è stato ministro delle Comunicazioni nel secondo governo Prodi (2006-2008) e, successivamente, responsabile del Forum Ict del Pd. E’ in questo periodo di tempo che viene approvato il cosiddetto decreto Gentiloni, il primo a introdurre un sistema di filtri all’interno dei siti web. Una normativa che faceva riferimento solo ai siti pedopornografici, in particolare quelli ospitati all’estero. Questi, di fatto, vengono oscurati agli utenti italiani sulla base di un’intensa attività svolta da una serie di provider che bloccano l’accesso a una lista di siti elaborata dal ministero dell’Interno. Un visione primitiva di ciò che oggi è considerata una delle maggiori minacce, i cyber attacchi.

La lotta al digital divide
La sua visione futuristica portò a individuare in Internet il motore di crescita degli anni a venire, capendo velocemente che rendere la rete accessibile a tutti avrebbe fatto la differenza. Per questo l’obiettivo di Gentiloni era coprire tutti gli italiani con banda larga entro il 2011. «Entro breve l’accesso alla rete sarà un diritto universale, bisogna lavorare attraverso le diverse soluzioni tecnologiche e spendere soldi per completare la connessione a Internet». Cosa che si verificò solo nel 2015 e - di fatto - l'Italia ancora brancola nel buio se pensiamo che esistono ancora molti comuni che non hanno accesso alla Banda Larga.

La riforma sul sistema radiotelevisivo
Visionaria e democratica anche la riforma sulle TV, secondo cui il sistema radiotelevisivo italiano aveva bisogno di più concorrenza e di più pluralismo. «E’ solo per questa via che ci saranno maggiori opportunità di crescita per il complesso delle aziende del settore, nonché una diversa qualità dell’offerta ed un maggiore gradimento da parte dei cittadini», aveva detto Gentiloni. E, di fatto, il ddl prevedeva la scomparsa del Sic (Sistema di comunicazione integrato) che diluiva i termini di accaparramento della pubblicità e meno affollamento degli spot. Il ddl, inoltre, prevedeva il trasferimento di una rete analogica sul digitale entro il 2009 per Rai e Mediaset, prima del trasferimento totale di tutte le reti sul digitale entro il 2012.

Sì al Piano Industria 4.0
Insomma, un premier che - considerando ciò che ha fatto in passato - può facilmente dare continuità ai piani portati avanti dal Governo Renzi in questi anni. Specie il piano Industria 4.0, accompagnato da un miglioramento delle infrastrutture, per una società «aperta e digitale». Occhi puntati anche sul mondo del lavoro: «la parte più disagiata della classe media, i problemi del lavoro dipendente e delle partite Iva, deve essere al centro dei nostri sforzi. Non vogliamo rinunciare a una società aperta e digitale, e proprio questo dobbiamo difendere quei ceti che da queste dinamiche si sentono penalizzati e addirittura sconfitti».