17 luglio 2019
Aggiornato 08:30
Fare startup

Chi è un business angel e perché è importante per una startup

Abbiamo incontrato Enrico Cattaneo del 42Accelerator di Torino. Ci siamo fatti spiegare perché i business angel sono così importanti e perché dobbiamo incentivare la cultura imprenditoriale.

Chi è il business angel
Chi è il business angel Shutterstock

TORINO - Sentiamo molto spesso parlare di business angels quando ci affacciamo al mondo delle startup, ma chi sono davvero questi soggetti e perché gli startupper ne hanno così bisogno? All’alba del Premio Business Angels organizzato dal Club degli Investitori e Società Consortile OGR-CRT, in collaborazione con 42Accelerator, alla ricerca della migliore realtà di business angel del territorio piemontese, abbiamo incontrato Enrico Cattaneo, co-fondatore di 42Accelerator, business angel e membro del Club Investitori per farci spiegare meglio chi è questa figura e il suo ruolo all’interno del panorama delle startup.

Prima di iniziare, qual’è la differenza tra un business angel e un venture capital?
«Il business angel è, solitamente, una persona singola che può operare, sì, all’interno di un raggruppamento, ma, di fatto, si muove autonomamente. Si occupa di dare alla startup il finanziamento per sviluppare la fase iniziale del progetto, portandola al livello adeguato per presentarsi a potenziali investitori. Solitamente i loro investimenti sono dell’ordine di 25-50mila euro. Il venture capital, invece, è una società che presta denaro con scopi puramente finanziari, senza necessariamente offrire competenze settoriali come, invece, fa un business angel».

Cosa significa offrire competenze settoriali a una startup?
«I business angels prediligono gli investimenti in startup che operano in settori che conosco bene, poiché in questi hanno maturato competenze, esperienze manageriali e network, e sono in grado di offrire tutto questo grande patrimonio alla startup. In questo modo il team beneficerà di quello che si chiama  «smart money», e cioè non solo soldi ma anche  di tutta una serie di competenze specifiche che possono portarla a un risultato migliore»

Quindi un business angel è meglio di un venture capital?
«VC e Buisness angel coprono due momenti diversi della vita della startup e quindi assolvono compiti diversi. E’ importante, inoltre, che i business angel siano territoriali in modo tale da poter seguire passo dopo passo la startup. In quest’ottica è giusto che sia favorita la nascita di club locali di investitori e business angel, sia per questioni di logistica, che di network. Anche se qui in Italia siamo ancora in alto mare, a riguardo».

Perchè?
«I business angels sono pochi, siamo sull’ordine delle 2-3 centinaia (quelli associati). Il mercato è molto piccolo e questo dipende dal fatto che l’imprenditoria italiana, in genere, ha una scarsa propensione al rischio e dovrebbe capire meglio cosa vuol dire creare una startup di successo. Inoltre manca la capacità di fare mentorship e questo ci porta ad avere un mercato molto ristretto rispetto ad altri paesi del mondo. Pensate che negli USA, David Rose ha creato GUST, una delle più importanti piattaforme di incontro tra startup e investitori. E questo è successo perchè il mercato gli ha permesso di farlo, perchè la domanda dei business angels era consistente. Questo in Italia non accade».

Da cosa è attirato un business angel?
«Lo startupper deve essere in grado di vendergli un sogno e soprattutto il settore deve essere quello giusto, quello che lui conosce bene. Solitamente il business angel fa molto affidamenti sul suo fiuto necessario a valutare un'idea innovativa e quindi non misurabile per comparazione di cose esistenti. Viene attirato dalla capacità del team di aver un’ottima vision futura, di sapere quale sarà il percorso da fare e l’obiettivo da perseguire. Forse in Italia bisogna cambiare la prospettiva su cosa significhi fare impresa, quindi, più un CEO dimostra di aver acquisito delle competenze manageriali, più sarà in grado di farlo sognare e più ha possibilità di ottenere l’investimento».