30 settembre 2020
Aggiornato 20:00
prevenire i rischi

Attentati, il riconoscimento facciale anticipa l'identificazione dei terroristi

Il riconoscimento è oggi possibile a distanze di 6-9 metri, con parti di volto raccolte anche in movimento o scansioni dell'iride

ROMA - La risposta ad attentati come quello che ha colpito ieri Bruxelles potrebbe arrivare dagli Stati Uniti. Proprio con l'intento di prevenire azioni terroristiche simili a quella condotta nella capitale belga, sede della Commissione europea e di altri uffici comunitari, i dipartimenti della Difesa e della Sicurezza nazionale degli Usa hanno investito ingenti risorse per sviluppare una speciale tecnologia per il riconoscimento facciale (nel 2014 i militari hanno testato un dispositivo ad altissima risoluzione realizzato da General Electric capace di identificare un viso anche nascosto parzialmente da un angolo, ma sono diverse le aziende impegnate in progetti simili).

Telecamere non sufficienti per prevenire gli attacchi
La presenza di telecamere in luoghi pubblici, come quelle che ieri hanno ripreso gli attentatori di Bruxelles, può aiutare le indagini ma non costituisce un elemento di deterrenza efficace, spiegano gli addetti ai lavori, soprattutto nel caso di attentati suicidi. Per questa ragione c'è bisogno di prevenirli. Attraverso questi strumenti si può essere in grado di individuare e identificare un sospetto terrorista che si sposta in auto in direzione di un aeroporto o di una metropolitana affollata, senza chiudere preventivamente l'accesso all'area. Il riconoscimento è oggi possibile a distanze di 6-9 metri, con parti di volto raccolte anche in movimento o scansioni dell'iride. A volte bastano dettagli.

Riconoscimento facciale contro gli attentati
Per usare con successo il riconoscimento facciale a difesa di un obiettivo sensibile e sventare così un attacco, rilevano gli esperti, sono almeno tre le condizioni necessarie da soddisfare: il sistema deve avere accesso a un database che contiene già il volto del potenziale attentatore; deve includere sensori capaci di scattare istantanee di chi si approccia ad aree protette; e deve inviarle immediatamente alle Forze di polizia che dovranno fermare e controllare il sospetto, o, in caso contrario, va previsto un modo per rendergli impossibile l'accesso al bersaglio.