14 ottobre 2019
Aggiornato 00:00
«Diario della transizione» del Censis

Lo spread digitale ci costa 3,6 miliardi all'anno

Se l'Italia arrivasse ad azzerare il disavanzo nella bilancia dei pagamenti per i servizi informatici, se sviluppasse il commercio online e l'uso della moneta elettronica fino a raggiungere i livelli medi europei, e se riuscisse a razionalizzare le banche dati della pubblica amministrazione centrale si renderebbero disponibili per nuovi investimenti in reti, tecnologie e servizi innovativi 3,6 mil

ROMA - Lo spread digitale costa all'Italia 10 milioni di euro al giorno di minori investimenti in reti, tecnologie e servizi innovativi. E' la stima del Censis contenuta nel 7mo numero del «Diario della transizione». Se l'Italia «arrivasse ad azzerare il disavanzo nella bilancia dei pagamenti per i servizi informatici, se sviluppasse il commercio online e l'uso della moneta elettronica fino a raggiungere i livelli medi europei, e se riuscisse a razionalizzare le banche dati della pubblica amministrazione centrale si renderebbero disponibili per nuovi investimenti in reti, tecnologie e servizi innovativi 3,6 miliardi di euro all'anno: quasi 10 milioni al giorno».

Questo è il valore dello «spread digitale» che attualmente ci penalizza nella competizione internazionale, il peso che la nostra economia deve sopportare a causa del non allineamento dell'Italia ai migliori standard europei.

Con l'appuntamento Digital Venice del prossimo 8 luglio il governo riporta al centro del dibattito la necessità di favorire gli investimenti nell'innovazione digitale per rilanciare la crescita. «Ma senza buone regole, senza infrastrutture adeguate e senza competenze e risorse umane specializzate, la transizione al digitale resterà solo sulla carta».

Il Censis dettaglia poi in particolare che in Italia le persone con età compresa tra 16 e 74 anni che utilizzano internet sono il 58% del totale, contro il 90% del Regno Unito, l'84% della Germania e l'82% della Francia (la media europea è del 75%).

Le imprese attive nel commercio elettronico in Italia, poi, sono complessivamente il 5% del totale, contro il 22% della Germania, il 19% del Regno Unito e l'11% della Francia (la media europea è del 14%).

Un altro capitolo analizzato dal Censis che marca il divario riguarda il cronico ritardo del nostro Paese nella diffusione di mezzi di pagamento elettronico. Inoltre, il nostro Paese è al penultimo posto in Europa per uso dei servizi online della pubblica amministrazione.