18 ottobre 2018
Aggiornato 12:00

Merkel imbarazza la Germania: la punizione del capo dell'intelligence Maassen diventa una promozione

Il governo tedesco ha annunciato il sollevamento dall'incarico di Hans-Georg Maassen, ma per Merkel ora sono guai
La cancelliera tedesca Angela Merkel con, a sinistra, l'ex capo dell'intelligence Hans-Georg Maassen
La cancelliera tedesca Angela Merkel con, a sinistra, l'ex capo dell'intelligence Hans-Georg Maassen (EPA/MARKUS SCHREIBER / POOL)

BERLINO - Il governo tedesco ha annunciato il sollevamento dall'incarico di Hans-Georg Maassen, direttore dell'intelligence interna tedesca, che viene trasferito ad altro incarico."Il signor Maassen diventerà segretario di Stato presso il ministro dell'Interno", hanno annunciato in una nota la cancelliera tedesca Angela Merkel e i partner di coalizione che si sono riuniti per decidere il destino del capo dei servizi interni. Maassen, 55 anni, era in bilico dal 7 settembre, giorno in cui ha negato l'esistenza di una "caccia collettiva" allo straniero, denunciata dalla stessa cancelliera a seguito delle manifestazioni anti-migranti convocate dall'estrema destra a Chemnitz. Più in generale, Maassen, che è a capo dell'Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV), è sospettato di legami apparentemente troppo stretti con il partito di estrema destra AfD, entrato nel 2017 alla Camera dei deputati. 

Accusato di eccessiva simpatia per l'estrema destra
Il problema è che ora Merkel è sotto attacco. La cancelliera tedesca e la sua coalizione governativa si ritrovano sotto una raffica di critiche per il compromesso raggiunto. Tra l'altro Maassen è stato sollevato dal suo incarico e trasferito all’Interno come sottosegretario, cosa percepita come una punizione-promozione, non ultimo perché guadagnerà di più: da 11mila a 14mila euro secondo la Bild. Con questa decisione la cancelliera e i suoi alleati – la Csu bavarese e i social-democratici della Spd – speravano di chiudere la vicenda che ha tenuto in scacco il governo per oltre una settimana. La Spd voleva la testa di Maassen, che ha messo in dubbio che a Chemnitz a fine agosto ci sia stata una «caccia allo straniero» e, in generale, è accusato di simpatie per l’estrema destra e di contatti non sempre corretti con il partito Alternativa per la Germania, Afd.

Epilogo imbarazzante
La nomina a segretario di Stato presso il ministero dell’Interno guidato da Horst Seehofer, lui stesso in disaccordo con Merkel sulla politica migratoria, è oggi criticata sia dai media che nel mondo della politica. Ralf Stegner, vice-presidente Spd, ha definito «un disastro» questo compromesso, che è stato approvato peraltro dalla leader dei socialdemocratici Andrea Nahles. «La mia soglia di tolleranza è stata raggiunta», ha twittato il capo dei Giovani Spd, Kevin Kühnert, contrario alla partecipazione del suo partito alla coalizione di governo formata lo scorso marzo. Il sindaco di Berlino Michael Müller ha parlato di un epilogo «imbarazzante» della vicenda. Critiche anche dall’opposizione: i Verdi, per voce di Katrin Göring-Eckardt, denunciano «un imbroglio allucinante», mentre il capo dei liberali (FDP), Christian Lindner, è convinto che «alla fine ci perdono tutti».

Nessun licenziamento, anzi
Seehofer ha da parte sua lodato la «competenza e l’integrità» di Maassen, precisando che andrà a sostituire un sottosegretario Spd mandato d’ufficio in pensione. Da più parti il siluramento del capo dei servizi interni era previsto come anticamera del licenziamento del ministro dell’Interno, spina nel fianco di Merkel. Il compromesso scelto rimette in questione questo scenario, ma conferma il complicato rapporto con la Csu, il l’Unione Cristiano-Sociale bavarese affiliata alla Cdu della cancelliera. Partito concentrato sulle elezioni regionali del 14 ottobre, dove l’avanzata di Afd potrebbe far perdere all’Unione Cristiano-Sociale la maggioranza assoluta.